Giubileo delle Donne: intervento di Marta Ajò

da | Dic 3, 2025 | Editoriali

Prima d’introdurre una riflessione su come le donne oggi possano riscrivere le regole dell’impegno civile e politico, specie attraverso i social media, da cui ormai è impossibile prescindere, vorrei partire da una premessa.

L’elaborazione analitica e progettuale delle donne è stata costantemente legata ad una visione di futuro equo e solidale, alla valorizzazione di ogni diversità. Il loro impegno attivo alla politica, all’economia, alla crescita sociale è sempre andato in questa direzione.

La “differenza” di genere, che nei secoli è stata demonizzata e strumentalizzata come un fattore di debolezza femminile, si è dimostrata astorica e improduttiva. Sono molti gli esempi che hanno evidenziato non solo la necessità ma la straordinarietà del loro apporto, non ultimo in ordine di tempo il covid (Cina).

Ciononostante e nonostante che i dati dei loro meriti siano evidenti, l’ avanzamento di una politica di genere mostra alcune crepe pericolose, come evidenzia il drammatico fenomeno della violenza contro le donne in tutto il mondo e che non arretra neanche in Occidente.

Più in generale, con l’avvento della tecnologia, la cultura prodotta nelle società si è modificata in modo esponenziale per quanto riguarda le modalità di organizzazione ma non in termini relazionali.

La tecnologia, attraverso strumenti facilmente raggiungibili, fa ormai parte della vita degli individui e li condiziona per necessità. Pensiamo a tutti i metodi di pagamento, di acquisto ecc.

Mentre il bombardamento continuo di nuove suggestioni che passano in rete non ha ancora, o non del tutto, determinato  sostanziali cambiamenti nel pensiero dominante, che conserva antichi modelli e tende a privilegiarli in quanto radicate consuetudini.

In queste nuove (ormai non più tanto) modalità comunicazione, subdolamente mascherate da un’ affascinante quanto falsa  ideologia di libertà, come falsa è la gratuità, si intrecciano politiche di marketing per indirizzare il consenso, specialmente verso terreni vergini o meno conservatori come quello delle nuove generazioni.

In queste diversificazioni di comunicazione si tende a perdere le caratteristiche di un sapere comune che, travalicando la distanza tra luoghi e persone,  crea una nuova forma di cultura in cui però si mantengono vecchi stereotipi mercificatori, ed anzi se ne amplifica la portata.

Se quella del ‘900 era basata sul farsi riconoscere come individui produttivi, rispettosi delle regole, di appartenenza sociale, quella digitale lascia spazio alla creazione individuale, all’aggregazione virtuale di gruppi in cui ciascuno può riconoscersi indipendentemente dalle distanze. In sostanza la costruzione di una comunità aperta in cui, proprio per questo, viaggiano il bene e il male.

Tutto ciò premesso, i cambiamenti prodotti dal digitale fino ad oggi, non sono che agli inizi e già si sta disegnando un futuro solo in parte prevedibile, in cui le donne ci saranno in modo sempre più rilevante.

E’ già numerosa la loro presenza nella ricerca scientifica, nella comunicazione e nelle aziende tech. Si suppone portatrici di una visione tesa a realizzare programmi  e obiettivi in un’ottica di uguaglianza di genere, in rispetto all’ auspicio dell’Unione Europea per il Decennio Digitale 2030.

Questa trasformazione è dunque da considerarsi parte integrante della vita ma, come in tutte le fasi di passaggio, naviga ancora tra conservatorismo e innovazione.

L’approccio del web verso i suoi fruitori, si è dedicato molto ad offrirsi come l’amico ideale a cui rivolgersi in caso di bisogno, niente altro che un click per risolvere problemi, trovare suggerimenti di ogni genere, consigli per realizzare obiettivi.

Ma anche per riempire le solitudini e offrire l’illusione di appartenere ad un gruppo, ad una comunità, da cui ricevere amicizia e sostegno, partecipazione e consigli, la possibilità di mostrarsi o di ispirarsi.
Di sognare.

Aspetti che a volte appaiono come positivi, ma che ne nascondono diversi altri, risultati pericolosi e quindi da contrastare, come l’ utilizzo manipolatore di stereotipi finalizzato a creare un marketing su misura, un’inconsapevole dipendenza.

La libertà del messaggio virtuale consente contemporaneamente di irridere l’esistente o di proporre nuovi modelli (siano cose o persone). Permane l’utilizzazione impropria del corpo femminile, come se non avesse identità.

In questa falsa-reale libertà del web, la strumentale contrapposizione di genere, è libera di manifestarsi, di rigenerarsi e di amplificarsi grazie all’anonimato della rete e alla sua ancora insufficiente regolamentazione.

Se la forza del movimento delle donne, ormai consolidato, si esprime ed è percepibile, anche fisicamente, in alcune mobilitazioni politiche di denuncia, vuoi in piazza come in contesti più istituzionali, come difendersi e come contrastare questi nuovi fenomeni?

Per le modalità con cui è possibile operare all’interno della rete, le rappresentanze delle donne (ormai completamente sparite nei partiti politici) costituite soprattutto da gruppi, associazioni, lavoratrici nei media, si sono mosse con grandi campagne di sensibilizzazione.

La cautela induce però a non considerare la rete come un luogo in cui è possibile condurre una nuova battaglia come sostituzione dei metodi tradizionali con cui i movimenti più attivi delle donne erano abituati ad utilizzare.

Ma, coniugando il vecchio al nuovo, nel rileggere contemporaneamente passato e presente, può essere possibile completare il progetto di uguaglianza e parità sollevato dalle donne già nel secolo scorso.

Possedere strumenti e conoscenza digitale non vuole dire abiurare alla presenza nei territori, nei centri di formazione, nelle strutture scolastiche, nelle istituzioni e nella politica. Come ha dimostrato di sapere fare il movimento degli Stati Generali delle Donne, che ha agito sempre sui due fronti, facendo in modo che vi fosse un’integrazione costante e spontanea, un sistema di comunicazione integrato.

I numerosi incontri di formazione, ascolto e orientamento avviati nei territori sono stati sempre presenti e accessibili sul web, in uguale misura e con uguale intensità di partecipazione. La loro presenza quotidiana nella rete per tutto il periodo del Covid è stata un’ esempio di sostegno psicologico e culturale di grande rilievo, che forse non ha avuto la visibilità mediatica che meritava.

Le gradi campagne, come Panchine rosse e Città delle donne, che nel corso di questi intensi anni gli SGD hanno dato vita fino ad oltrepassare i confini, a nuovi progetti, sperimentando nuovi modi di intervento e sviluppato comunità  in un mondo in cui sembra che tutto sia risolto e che nulla sia più da pretendere.

Mai abbandonando lo studio, la ricerca analitica e l’elaborazione politica, il movimento degli SGD ha realizzato la Biblioteca di Genere Villa Gaia, che rappresenta un’importante punto di riferimento, un ulteriore luogo per trasmettere la cultura e la storia delle donne. Un contributo alla comprensione dei fenomeni sociali e dei loro cambiamenti.

In questo complesso quadro di aggiornamento temporale, si deve avere la consapevolezza che sviluppare una presenza nel web in modo dinamico  non vuol dire necessariamente concorrenziale. Di non cercare uno spazio solo per affermarsi, piuttosto come contenitore di volontà e di azioni comuni, un punto d’incontro, senza etichette fittizie.
E questo riguarda molti siti dedicati alle tematiche femminili.

Insomma, certo l’argomento richiederebbe di essere approfondito, la risposta a questa evoluzione tecnologica non può essere lasciata alla “buona volontà” individuale o delle organizzazioni politiche, né a sistemi che non garantiscano identità e pluralità, ma richiede una visione strategica di medio e lungo periodo, di cui la comunicazione è certamente parte essenziale.

Giubileo delle Donne: intervento di Marta Ajò