LA PRESSIONE FISCALE SULLE IMPRESE IN ITALIA 16 DICEMBRE 2025

da | Dic 17, 2025 | Donne e lavoro

LA PRESSIONE FISCALE SULLE IMPRESE IN ITALIA

16 DICEMBRE 2025

Isa Maggi

Partiamo da una overwiev della pressione fiscale nell’impresa italiana dalla Riforma Vanoni ad oggi. Data la complessità e l’ampiezza del tema (coprendo un arco di tempo molto vasto e aspetti tecnici dettagliati), la relazione sarà strutturata per punti chiave.

La pressione fiscale nell’Impresa Italiana. Dalla Riforma Vanoni all’attualità

1. La Riforma Vanoni (1951) e il Quadro storico fiscale

La Riforma Vanoni del 1951, introdotta dall’allora Ministro delle Finanze Ezio Vanoni, non era specificamente focalizzata sulla tassazione delle imprese, ma è cruciale perché ha rappresentato il primo passo verso un sistema tributario moderno e di massa in Italia.

  • L’ innovazione principale è stata l’introduzione della dichiarazione annuale e unica dei redditi (Legge n. 25/1951), preparando il terreno per l’applicazione dei principi costituzionali di capacità contributiva (Art. 53 Cost.) e progressività del sistema tributario.
  • Qual è stato l’impatto sulle imprese? Abituò i contribuenti, inclusi gli imprenditori, a un’interazione regolare e strutturata con l’Amministrazione finanziaria, ponendo le basi per la successiva riforma degli Anni ’70 che introdusse imposte più organiche su persone e società (IRPEF, IRES, IVA).
  • Il contesto successivo: le vere imposte dirette sulle società come le conosciamo oggi (l’antesignana dell’IRES e l’introduzione dell’IVA come imposta sui consumi) furono introdotte con la riforma tributaria dei primi anni ’70, che ha costituito la base del sistema attuale, superando le incongruenze che si erano manifestate dopo la Riforma Vanoni.

2. La pressione fiscale storica e reale

La pressione fiscale italiana, definita come il rapporto tra il gettito fiscale e contributivo totale e il PIL, ha mostrato una tendenza generale all’aumento nel lungo periodo, pur con oscillazioni.

  • La pressione fiscale ufficiale evidenzia che il dato ufficiale (su PIL) si è mantenuto storicamente su livelli elevati. Ad esempio, è passata da valori inferiori al 30% negli Anni ’70 a superare il 42% negli anni recenti (41,7% nel 2022). Sebbene non sia la più alta in Europa, è costantemente superiore alla media UE (41,4% nel 2023 vs 39,8% media UE).
  • La “Reale ” pressione fiscale per le imprese evidenzia che il dato cruciale è l’aliquota fiscale effettiva sul reddito d’impresa e il cuneo fiscale sul costo del lavoro.
    • Imposte sui Profitti: l‘aliquota IRES attualmente è al 24%. Tuttavia, in alcuni casi specifici, come con l’introduzione dell’IRES premiale nella Legge di Bilancio 2025, l’aliquota può essere ridotta al 20% per le imprese che soddisfano determinati requisiti di investimento e assunzioni. )
    • Occorre naturalmente considerare l’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) che si determina applicando al valore della produzione l‘aliquota del 3,9%, che si applica alla generalità dei casi.
    • Voce rilevante è il costo del lavoro. contributi INPS a carico del datore di lavoro rappresentano una delle voci più pesanti, incidendo in modo significativo sul cuneo fiscale, ovvero la differenza tra il costo totale del lavoro per l’azienda e lo stipendio netto percepito dal lavoratore.

      Per l’impresa italiana, il costo totale che sostiene per un dipendente è composto da tre macro-voci principali, che costituiscono la base per il calcolo del cuneo fiscale:

  • Retribuzione Lorda (RAL): L’importo concordato che l’azienda paga al dipendente prima di qualsiasi trattenuta fiscale e contributiva a carico del lavoratore.
  • Contributi Previdenziali a Carico del Datore di Lavoro (INPS e altri): Questa è la voce più pesante che si aggiunge al lordo ed è interamente a carico dell’azienda. Non compare nella busta paga del dipendente come trattenuta, ma è un costo vivo per l’impresa.
  • Altri Costi: Eventuali oneri assicurativi (INAIL) o costi indiretti legati al lavoro.

Formula Semplificata del Costo Aziendale:

{Costo Totale Lavoro} = {Retribuzione Lorda} + {Contributi Datoriali} + {INAIL}

I contributi INPS a carico del datore di lavoro sono il peso maggiore

I contributi INPS sono essenzialmente versamenti obbligatori destinati a finanziare il sistema di welfare (pensioni, ammortizzatori sociali, indennità di malattia, maternità, ecc.).

  • Funzione: finanziare la previdenza sociale (pensioni) e l’assistenza.
  • Aliquota elevata: Le aliquote contributive a carico del datore di lavoro sono generalmente molto elevate in Italia (spesso superano il 30% della retribuzione lorda, con variazioni a seconda del settore, della dimensione aziendale e del tipo di contratto).
  • Esempio Pratico: Se un dipendente ha una Retribuzione Annua Lorda (RAL) di 30.000€ euro, l’azienda deve aggiungere a questa cifra un extra di circa 9.000 – 10.000€$ solo per i contributi datoriali (a cui si aggiungono INAIL e TFR).
  • Impatto sull’Azienda: questa maggiorazione rende il costo effettivo di un dipendente molto più alto del suo stipendio lordo, penalizzando la capacità dell’impresa di assumere.

     

La definizione e l’incidenza del Cuneo Fiscale

Il Cuneo Fiscale (Tax Wedge) è la misura di quanto il prelievo fiscale e contributivo “cunea” (si incunea) tra il costo totale del lavoro per l’azienda e il salario netto che arriva in tasca al lavoratore.

Cuneo Fiscale come Differenza:

{Cuneo Fiscale} = {Costo Totale Lavoro Aziendale} – {Stipendio Netto Lavoratore}

Il cuneo è formato da tre componenti principali:

Componente del Cuneo Fiscale Descrizione Chi lo Paga Effettivamente
Contributi Datoriali INPS a carico del datore di lavoro (Previdenza e Assistenza). Azienda (è un costo aggiuntivo al lordo).
Contributi Lavoratore INPS trattenuti direttamente dallo stipendio lordo del lavoratore. Lavoratore (ma è trattenuto dall’azienda).
Imposte sul Reddito IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche), trattenuta dal lordo del lavoratore. Lavoratore (trattenuta alla fonte).

Perché il cuneo fiscale è una criticità

L’Italia è storicamente uno dei Paesi con il cuneo fiscale più elevato dell’OCSE, specialmente per i salari medio-bassi.

  • Bassa competitività: l’alto cuneo significa che, a parità di stipendio netto ricevuto dal lavoratore (es. 1.500€ netti), l’azienda italiana deve sostenere un costo totale molto più elevato rispetto a un’azienda in Germania, Francia o Spagna. Questo riduce la competitività del sistema produttivo italiano.
  • Bassi salari netti: allo stesso tempo, l’alto prelievo sul lordo (IRPEF + Contributi Lavoratore) fa sì che il lavoratore percepisca uno stipendio netto relativamente basso rispetto al costo che l’azienda sostiene per lui. Questo riduce il potere d’acquisto e alimenta la percezione di un’eccessiva tassazione individuale.

Esempio

Voce Valore Esempio
1. Costo Totale per l’Azienda 3.000 €
2. Contributi Datoriali (es. 33% del Lordo) 750 €
3. Retribuzione Lorda 2.250 €
4. Contributi Lavoratore (es. 9% del Lordo) – 202,5 €
5. IRPEF (tassazione sul lordo rimanente) – 447,5 €
6. Stipendio Netto al Lavoratore 1.600 €
Cuneo Fiscale (1 – 6) 1.400 € (46,7% del Costo Totale)

In questo esempio, quasi la metà del costo totale sostenuto dall’azienda ( 1.400€) non arriva al lavoratore, ma viene destinato allo Stato (principalmente INPS e Fisco).

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3. La proposta di Giulio Tremonti

L’ex Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha spesso proposto interventi radicali.

  • “Azzeramento Tasse” per Liberalità/Enti di Pubblico Interesse: Le recenti iniziative legislative del 2025 che portano il suo nome riguardano principalmente l’esenzione da imposte e tasse per le liberalità e i relativi rendimenti in favore di enti che svolgono attività di pubblico interesse (ad esempio, C. 2242 e C. 2478, ritirate o in fase di assegnazione).
  • La ratio di proposte così estreme e specifiche, come anche di altre sue idee passate (ad es. la “tassa sui capitali fuggiti” o la “tassa sugli extraguadagni”), è spesso legata alla necessità di:
    • Rimettere in circolo capitale cioè incentivare il flusso di capitali privati verso settori sociali o di interesse pubblico, delegando di fatto un compito tradizionalmente statale al privato.
    • Shock Fiscale e semplificazione: Tremonti ha spesso espresso l’idea che l’eccessiva complessità e l’enormità del prelievo fiscale tradizionale scoraggino l’economia, e che un taglio drastico in specifiche aree possa innescare una crescita più vigorosa.

4. Cosa è cambiato con il Governo Meloni (2022 – Oggi)

Il Governo Meloni ha implementato la Delega Fiscale con l’obiettivo di una riforma complessiva del sistema, con i limiti imposti da Bruxelles.

  • Pressione Fiscale complessiva: nonostante le promesse elettorali di un taglio delle tasse, i dati indicano che la pressione fiscale complessiva è aumentata (dal 41,7% del PIL nel 2022 a un previsto 42,8% nel 2025).
  • Interventi sulle imprese:
    • IRPEF: riforma degli scaglioni, che ha ridotto l’aliquota del secondo scaglione (da 25% a 23%) per il solo 2024, portando di fatto gli scaglioni da quattro a tre. Questo ha un impatto sulle imprese individuali e soci delle società di persone.
    • Cuneo Fiscale: sono stati introdotti e potenziati sgravi contributivi temporanei (decontribuzione) per i lavoratori dipendenti a basso e medio reddito. Sebbene a favore del lavoratore, hanno un impatto sull’onere complessivo per l’impresa (sebbene i contributi ridotti non incidano sull’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche).
    • Imposte sul Reddito d’Impresa (Riforma IRES): la riforma fiscale ha previsto l’introduzione di una maggiorazione del costo del lavoro in deduzione per le nuove assunzioni e, in parallelo, l’abrogazione dell’ACE (Aiuto alla Crescita Economica). Queste misure hanno avuto effetti misti. Per alcune imprese (quelle con poca capitalizzazione che beneficiano delle assunzioni), l’impatto può essere positivo; per altre (quelle che beneficiavano fortemente dell’ACE), si prospetta un aumento del prelievo IRES (fino al 10,2% in più per alcune categorie nel 2024).

5. Le tasse più gravose e le conseguenze

Imposte più gravose per le aziende:

  1. Cuneo Fiscale: il costo del lavoro, appesantito dai contributi, rimane l’onere principale, scoraggiando le assunzioni e riducendo la competitività del costo del lavoro italiano.
  2. IRES (Imposta sul Reddito delle Società): aliquota legale al 24%. Colpisce direttamente i profitti, riducendo la capacità di autofinanziamento e di reinvestimento.
  3. IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive): spesso definita “la più odiata” dalle imprese, colpisce il valore della produzione netta (con base imponibile più ampia rispetto all’IRES), è considerata una “tassa sulla produzione” che deve essere pagata anche in assenza di un utile contabile e risulta complessa.
  4. Imposte Locali (IMU su Immobili Strumentali): l‘IMU sugli immobili strumentali, rappresenta un costo fisso che grava sull’azienda indipendentemente dal reddito generato.IMU (sul possesso degli immobili); TASI (sui servizi indivisibili del Comune), abolita però a decorre dal 2020 e confluita nell’IMU; TARI (sulla raccolta rifiuti del Comune).

Conseguenze dell’alta pressione fiscale:

  • Contrazione di investimenti e consumi: l’alta imposizione sui profitti e sui redditi riduce la liquidità disponibile per le imprese e il potere d’acquisto delle famiglie, causando una riduzione della domanda globale.
  • Minore competitività: il costo del lavoro elevato e la tassazione sui profitti rendono le imprese italiane meno competitive rispetto ai Paesi con regimi fiscali più favorevoli, spingendo al delocalizzazioni o a scoraggiare gli investimenti esteri.
  • Evasione Fiscale: una pressione fiscale percepita come eccessiva alimenta la propensione all’evasione (l’Italia è ancora alta nel tax-gap IVA in UE, nonostante miglioramenti).
  • Complessità amministrativa: la stratificazione di numerose tasse (si parla di centinaia di tributi minori) e la frequente modifica delle normative creano un enorme onere amministrativo, soprattutto per le PMI.

6. Possibili soluzioni e alleggerimento sostanziale

Un alleggerimento sostanziale e strutturale della pressione fiscale in Italia è possibile, ma richiede interventi coraggiosi e una copertura finanziaria solida e duratura.

  • Riforma strutturale e semplificazione:
    • Superamento dell’IRAP: l’abolizione (o profonda riforma) dell’IRAP, sostituita con altre forme di finanziamento regionale o un aumento mirato dell’IRES, è una richiesta storica delle imprese.
    • Riduzione del Cuneo Fiscale: intervento massiccio sui contributi a carico del datore di lavoro per rendere il costo del lavoro più competitivo.
    • Flat Tax per le PMI/P.IVA: continuare a estendere e semplificare regimi agevolati come il regime forfettario (attualmente fino a 85.000 euro) per incoraggiare l’emersione e la formalizzazione dell’attività d’impresa.
  • Copertura finanziaria (Il “Come”):
    • Lotta all’Evasione/Elusione: il recupero del tax-gap (la differenza tra imposte dovute e riscosse) può generare ingenti risorse da destinare alla riduzione delle aliquote.
    • Revisione della Spesa Pubblica (Spending Review): un’analisi e un taglio strutturale delle spese inefficienti e non produttive.
    • Riforma del Catasto e Patrimoniali: un’ipotesi spesso dibattuta, benché politicamente complessa, è l’introduzione di una riforma che porti a una tassazione più equa e aggiornata sulla proprietà immobiliare (Imu).
    • Incentivi a investimento e occupazione: passare da un sistema che tassa in modo pesante il fattore produttivo (lavoro) a uno che incentiva l’investimento (ad esempio, con super-ammortamenti per l’innovazione o regimi fiscali di vantaggio per la reinvestimento degli utili).

La vera sfida non è solo tagliare le tasse, ma farlo in modo sostenibile, finanziando l’alleggerimento con una parallela riduzione della spesa o un aumento dell’efficienza nella riscossione, per evitare l’aumento del debito pubblico.