Il coraggio delle donne iraniane

da | Gen 13, 2026 | L'impertinente

RubinaAminian, studentessa di 23 anni, primo volto della repressione in Iran.

“Secondo Iran Human Rights è stata uccisa la sera di giovedì scorso, dopo aver lasciato l’università per partecipare alle manifestazioni di protesta. Le hanno sparato alla testa, da dietro, a distanza ravvicinata. Come se fosse un’esecuzione. Dopo aver appreso della sua morte, per identificarla i membri della sua famiglia sono andati da Kermanshah, dove vivono, alla capitale Teheran. Secondo fonti vicine alla famiglia raccolte dall’ong, nello stesso luogo dove era stato messo il corpo di Rubina, beffardamente vicino all’università, c’erano i cadaveri di centinaia di giovani uccisi durante le proteste. La maggior parte con un’età compresa tra i 18 e i 22 anni, colpiti a distanza ravvicinata alla testa e al collo dalle forze governative. Il numero totale di morti verificati da Human rights activists agency è attualmente di 466, ma secondo alcune fonti potrebbero essere oltre 2mila. Tra queste anche Rubina, curda e quasi coetanea di quella Mahsa ‘Jina’ Amini la cui brutale uccisione fece scoppiare numerose proteste nel 2022, dando vita al movimento ‘Donna, vita, libertà’. Alla famiglia dell’ennesima vittima degli Ayatollah all’inizio non è stato permesso di identificare il corpo di Rubina, poi non volevano farglielo portare via. Quando sono riusciti a farlo, al ritorno a Kermanshah, hanno scoperto che le forze dell’intelligence avevano circondato la loro casa: non volevano lasciargliela seppellire. Alla fine la 23enne è stata sepolta lungo la strada tra Kermanshah e Kamyaran, ma nessuna delle moschee a cui si è rivolta la sua famiglia ha accettato di svolgere il rito funebre, spiegando che non erano autorizzati a farlo. Appena si è saputo della sua morte, il nome di Rubina è diventato un’hashtag sui social, un grido di battaglia. Le immagini che sono state diffuse, nonostante il blackout di internet vada ormai avanti da oltre 60 ore, la mostrano felice mentre si trucca davanti alla telecamera e indossa alcune delle sua creazioni che spaziano dai colori più tenui alle fantasie più colorate. Istantanee che la immortalano a volte senza velo, altre con l’hijab indosso. Perché anche questo significa libertà”.- Riproduzione riservata © Copyright ANSA