Buen Camino e il Checco Zalone che non ti aspetti

da | Gen 22, 2026 | Testimonianze e contributi

 

 

Sono andato a vedere “Buen Camino”, il film di Checco Zalone che fin dall’inizio dell’anno 2026 è principe di incassi incontrastati, forse anche inaspettati. Si tratta di una commedia molto divertente, carica di battute e frasi colorite, che nascondono messaggi profondi e delicate metafore di vita. E così ti ritrovi un Checco Zalone che non t’aspetti, un artista completo, comico ma non troppo e capace di alternare momenti di brillantezza e leggerezza artistica, ad altri attimi di recitazione che trasporta a riflessioni profonde. Sì, perché “Buen Camino” è metafora di vita con associata spietatezza sulla nostra società. Sono tanti i momenti di riflessione che nascono spontanei alla fine di questo film: l’universo di vita e di mentalità del ricchissimo protagonista che si confronta con il suo povero e desolante narcisismo che è riscontrabile in una fragilità di base. Tutto viene fuori dal dipanarsi del cammino verso Santiago, ma anche dal rapporto di un padre assente e una figlia adolescente che si è ribellata al pensiero di essersi sentita sola fin dalla sua nascita e nel momento della sua crescita interiore. E’ il fragile rapporto relazionale che si associa tra genitori e figli, tra vecchie e nuove generazioni che, in questo caso, sono particolarmente lontane soprattutto quando il papà, grazie alla sua ricchezza di facoltoso ereditario che vive di rendita le sue giornate tra la sua lussuosa Ferrari Rossa, belle donne, festini di gruppo, case, ville e terreni di tantissimi metri quadri, pensa che basti questo per comprare il mondo e sua figlia che, invece, rifiuta tutto questo per fare un viaggio interiore e capire il vero senso della vita per ritrovarsi.

Ma nello svolgere del film si denota un particolare risvolto umano che emoziona, specialmente quando Cristal, dopo avere rinnegato il papà per la sua superficialità e assoluta pochezza dei sentimenti di vita legati ai valori umani, alla fine del cammino verso Santiago ritrova quel papà che ha sempre desiderato e mai avuto. “Papà, papà, papà” chiama Cristal, mentre il padre che, alla domanda “perché non mi rispondi” – le dice – “perché non mi hai mai chiamato così”. E’ un riconoscersi nei rispettivi ruoli, quel ritrovarsi affettivamente dopo un percorso spirituale e interiore che ha fatto in modo di capirsi, unirsi, amarsi, incontrandosi anche tra diverse generazioni. Ed è come dire che non solo il padre ha trovato la sua vera identità nel rinnegare il suo squallido passato ricco di futilità, ma anche la figlia si è resa partecipe del riconoscimento.

C’è poi un ulteriore passaggio importante nel film, ed è quando Checco Zalone, in una sera dal magico momento romantico, si presenta con un mazzo di fiori per dichiararsi ad Alma, il personaggio che discretamente ha accompagnato papà Zalone e Cristal lungo il Camino. Scena incredibilmente emozionante e romantica, quando Alma si presenta in realtà per quello che è: e cioè una suora. Per ovvie ragioni, questa rivelazione di Alma provoca uno shock al protagonista Checco Zalone, cui chiede se il suo amore per Gesù è definitivo. Nella risposta di Alma c’è poi il vero senso del cristianesimo e il grande significato della “verginità” come amore totale verso Cristo. Tematiche profonde di vita che portano pure a pensieri mistici, in quella sorta di riflessione in cui la cristianità accompagna noi uomini nella semplicità di condividere la vita come un cammino, il “Buen Camino” appunto. C’è davvero tanto in questo film di Checco Zalone, ben strutturato dal punto di vista delle immagini, della fotografia, della recitazione e dei tanti significati che partono e arrivano direttamente al cuore. “Buen Camino” è commedia illuminante di una storia che ci conduce alla vita, al suo vero significato, all’interiorità dello svolgere dei ruoli affettivi nel rapporto non sempre facile tra genitori, padri e figli, capaci di condurci all’amore, quello vero che è poi il vero viaggio della vita.

Salvino Cavallaro