“L’etica dell’IA deve tornare all’essere umano”

da | Gen 29, 2026 | Interviste/Video

Intervista  di Maria Pia Rossignaud a Tiziana Catarci, presidente di SIpEIA (Società Italiana per l’Etica dell’Intelligenza Artificiale), ingegnera, professoressa ordinaria del Dipartimento di Ingegneria Informatica, Automatica e Gestionale dell’Università Sapienza di Roma, direttrice dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR.  

Convegno SIpEIA  – Etica per l’IA in prospettiva umano-centrica

Per iscriversi al convegno, cliccare qui

SIpEIA è l’Associazione per l’Etica dell’Intelligenza Artificiale impegnata nella promozione di una visione dell’IA orientata al rispetto dei diritti, della dignità e della centralità della persona. Presieduta da Tiziana Catarci, tra le più autorevoli studiose italiane di intelligenza artificiale e sistemi informativi, SIpEIA opera come spazio di dialogo tra ricerca scientifica, istituzioni, imprese e società civile, con l’obiettivo di costruire un’IA responsabile, trasparente e realmente al servizio dell’umano. In questo quadro si inserisce il convegno dedicato all’etica per l’IA in prospettiva umano-centrica, occasione di confronto interdisciplinare tra generazioni, competenze e visioni. Il convegno si svolgerà presso la Facoltà di Lettere di Sapienza Università di Roma il 2 e 3 febbraio 2026 e ospiterà più di cento relatori provenienti da tutto il mondo.

Perché il Convegno SIpEIA 2026 è diverso rispetto ai tanti eventi sull’IA che vediamo ogni giorno? Quali sono i caratteri peculiari di questo evento?

“Al primo posto metterei il rigore scientifico, che c’è anche in altri convegni, ma che noi abbiamo deciso di declinare in senso multidisciplinare. Se ingegneria e informatica sono al centro dello sviluppo tecnico dell’IA, queste tecnologie – più di altre – hanno bisogno di uno sguardo a tutto tondo. Per costruire sistemi di IA davvero efficienti e sostenibili a livello sociale serve un ventaglio di competenze vasto, dalla filosofia all’economia, dalla politica alla linguistica. Il rapido sviluppo dell’IA a cui stiamo assistendo negli ultimi anni è un passaggio epocale anche da questo punto di vista, perché ci costringe a trovare termini comuni, a costruire ponti tra diverse aree della conoscenza, a interessarci alla società e al mondo intorno a noi. Proprio per questo il Convegno SIpEIA 2026 si pone l’obiettivo di andare oltre i temi mainstream e di affrontare tematiche nuove nella relazione tra l’IA, gli esseri umani e il mondo circostante. Lo fa attraverso panel appositamente pensati che ruotano attorno a temi specifici e in gran parte nuovi.”

Vuole dirci qualcosa in più sui diversi temi che il convegno toccherà in ottica interdisciplinare?

“Un panel riguarderà l’immaginario e la creatività. Questo è a mio parere un punto centrale. Decostruire le modalità con cui noi parliamo dell’IA e con cui l’IA parla di noi è il primo passo verso una comprensione che vada oltre stereotipi, tecnofobie e facili entusiasmi. Ne abbiamo discusso molto in fase di ideazione di questo convegno, e credo che sia una riflessione necessaria nella fase storica in cui ci troviamo adesso. A questo si lega un’altra delle linee tematiche del convegno, che riguarda l’educazione, intesa come lo sviluppo di competenze sull’IA sia per i soggetti in fase di formazione che per gli adulti, ognuno con le proprie specifiche esigenze. C’è poi la linea sull’epistemologia, che cerca di esplorare come i modelli di IA interpretano e comprendono il linguaggio, i dati e il mondo, e quella sulla responsabilità e sulla cura, che tocca un tema di estrema rilevanza, ossia come i sistemi di IA oggi interagiscono con i corpi e le menti delle persone. Di estrema attualità è anche il panel sulla democrazia, cioè su come l’IA può avere un impatto sui processi politici, considerando anche il prospettarsi di un contesto geopolitico sempre più complesso. Infine, la sempre aperta questione della regolamentazione, che rimette sul banco la dicotomia tra etica e diritto.”

Il convegno cita nel suo titolo le prospettive umano-centriche, cosa si intende con questo?

“Mettere al centro l’umano è uno dei propositi che l’etica dell’IA ha giustamente portato avanti fin dai suoi esordi. Vuol dire che lo sviluppo e l’utilizzo dei sistemi di IA deve avere come fine ultimo il benessere dell’essere umano, il rispetto dei diritti, l’autonomia, l’attenzione a non esacerbare disuguaglianze sociali esistenti e a non crearne di nuove. Oggi però non è più solo questo il punto, non basta dire che l’umano deve essere al centro, ma bisogna dire anche che l’essere umano deve essere migliore dei sistemi di IA, mantenendo senso critico, capacità e indipendenza di giudizio, competenza, per poter interagire con l’IA senza esserne in balia. Più gli strumenti sono potenti, più gli esseri umani – dagli sviluppatori ai semplici utenti – devono rafforzare le loro competenze, per evitare un mondo in cui chi controlla l’IA controlla tutto. L’etica oggi deve essere riportata sull’essere umano, che da sempre ne è stato il detentore. I sistemi di IA possono essere indirizzati all’etica, ma il validatore morale ultimo rimane l’essere umano.”

In questo convegno convivono grandi nomi e molti giovani. Che significato ha per lei questa scelta?

“Questa è stata una scelta mirata. Nel caso dell’IA, garantire pluralità generazionale ha un’importanza particolare. Volevamo sentire le voci delle generazioni che vivranno pienamente con l’intelligenza artificiale, che dovranno confrontarsi con essa in modo diretto e quotidiano. Mi interessa molto capire come i giovani stanno vivendo l’IA, cosa ne pensano, quale sguardo portano. Anche dal punto di vista della ricerca, si tratta di una generazione di ricercatori che è nativamente connessa all’IA. Noi, invece, siamo in qualche modo “di ritorno”: anche chi ha fatto ricerca sull’intelligenza artificiale per molti anni, soprattutto nell’ambito della computer science, lo ha fatto prevalentemente su un altro tipo di IA, quella simbolica, che oggi non è più al centro del dibattito, almeno per il momento.”

In che senso l’IA di oggi è diversa da quella del passato?

“I nuovi sistemi di intelligenza artificiale sono radicalmente differenti e producono un impatto nuovo rispetto a quello a cui la mia generazione era abituata. Non si tratta solo di un’evoluzione tecnica, ma di un cambiamento che investe il modo stesso in cui pensiamo il rapporto tra tecnologia, conoscenza e società. La svolta verso l’IA data-driven ha posto nuove sfide etiche, perché questi sistemi portano con sé modalità di rappresentazione e trasmissione dell’informazione che non sono direttamente controllabili, i cui funzionamenti spesso sfuggono agli stessi programmatori (è ciò che viene definito come il problema delle black box). L’IA simbolica invece era più trasparente, in base a una modalità di progettazione dei sistemi in cui si era in grado di progettare e verificare i vari passaggi del processo, garantendo maggiore affidabilità. Proprio da questo scarto nasce oggi la necessità della svolta interdisciplinare di cui parlavamo, cioè la necessità di uno sforzo congiunto in cui sotto il cappello dell’etica dell’IA tutti gli ambiti disciplinari sono chiamati a dare il proprio contributo alla costruzione di un rapporto produttivo e sostenibile tra umano e tecnologia.”


Media Duemila