“Non fui gentile, fui Gentileschi”, l’emozionante spettacolo teatrale di Debora Caprioglio

da | Mar 9, 2026 | Mostre ed eventi

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Quando si dice: “Uno spettacolo teatrale di qualità”. Ebbene, quello che ho avuto il piacere di assistere l’8 marzo – Giornata Internazionale della Donna – al Teatro Erba di Torino, attraverso la rappresentazione della commedia “Non fui gentile, fui Gentileschi” recitato magistralmente dall’attrice Debora Caprioglio. è stato per me come assistere a una narrazione teatrale di gran classe, capace di emozionarmi e al contempo di farmi riflettere in maniera profonda, quanto sia importante non smettere mai di ravvedersi sul comportamento sociale nei confronti della donna, rafforzando i temi del rispetto e di quella non violenza di genere che evoca, anzitutto, un motivo importante nel senso civile, sociale, culturale, ed educativo. L’opera, diretta da Roberto D’Alessandro narra con intensità il coraggio, la resilienza, i trionfi e i traumi (incluso lo stupro subìto) da parte della pittrice Artemisia Gentileschi, prima donna ammessa all’Accademia d’Arte.

Il contenuto dell’Opera Teatrale ripercorre la vita di Artemisia Gentileschi a partire dalla sua infanzia vissuta a Roma, evidenziando la ribellione verso il sistema patriarcale, la sua passione per la pittura, l’amore per Caravaggio e il difficile processo per violenza. Tutti temi che ripercorrono antiche problematiche sociali che riviste nel tempo possono anche considerarsi attuali, pur con sfondi e ambientazioni diverse. Sì, perché in tutta questa minuziosa narrazione c’è il punto focale dato dalla violenza, il trauma subito attraverso lo stupro. Sono brividi forti di emozione che Debora Caprioglio ci ha fatto vivere come se tutto quel selvaggio atto di imposizione del bruto soggetto, avvenisse lì, sul palco, in quel preciso istante, attraverso una recitazione di incredibile forza trasmissiva e profondamente empatica. “Il suo membro dentro la mia natura, mentre io mi dimenavo, urlavo aiuto, senza la forza di respingerlo. Mentre lui sempre più forte, più forte, penetrava il suo membro che spingeva dentro la mia natura”.

Momenti di alta intensità emotiva, inenarrabile crudeltà di un testo che Debora Caprioglio ha saputo recitare con grande, grandissima qualità professionale che, si badi bene, è arrivato dopo più di un’ora di toni alti, urla di diniego e ribellione, che Artemisia Gentileschi ha vissuto nei confronti di questo padre – padrone, ma anche contro tutto un sistema che l’ha vista essere imputata di tante maledette falsità che lei ha saputo respingere con forza e orgoglio, ma che poi ha dovuto subire sulla sua pelle.

E sullo sfondo c’è questo amore per la pittura, gli studi fatti presso l’Accademia d’Arte, i pennelli, i colori, i quadri significativi di tanti momenti di vita vissuta, quella corda legatale al collo che l’ha costretta all’ennesima sofferenza, per resistere e non dire le menzogne che sotto processo volevano farle dire. Forti monologhi di grande dispendio di energie fisiche e mentali, che Debora Caprioglio supera con la sua forza interpretativa di attrice capace di mettersi sempre a confronto con se stessa, quasi a volersi ancora misurare, nonostante il suo lungo e luminoso percorso professionale suddiviso tra cinema e teatro.

Personalmente credo davvero che questa ennesima prova di grande capacità teatrale di un testo così difficile da interpretare, sia l’emblema di ciò che è Debora Caprioglio oggi, ormai lontana anni luce da quello che fu il suo primo battesimo da protagonista cinematografica con il film “Paprika” del regista Tinto Brass, in quell’antica memoria che produceva fantasie erotiche. E’ il tempo che ha saputo cambiare, maturare un’artista che non ha più nulla da dimostrare dal punto di vista professionale, ma che ancora oggi sa come meravigliare il suo pubblico che la applaude lungamente dopo ogni sua performance teatrale.

Così com’è successo al Teatro Erba di Torino, dove alla fine della sua meravigliosa interpretazione di “Non fui gentile, fui Gentileschi”, le ha riservato un caloroso applauso (non esagero) di ben dieci minuti. Senza interruzione alcuna e senza il pensiero altruistico di farla ritornare presto nel suo camerino per il meritato riposo. In quella occasione siamo stati tutti egoisti. La volevamo ancora con noi, Debora Caprioglio, per dirle grazie delle emozioni forti che ha saputo regalarci.

Salvino Cavallaro