Commento al libro: “La nascita dell’altro. Due psicoanalisi infantili” di Rosine Lefort con la collaborazione di Robert Lefort edito da Mimesis.
Che bello, leggere di Rosine Lefort, durante gli anni ’70-80′ mentre psicoanalizza due bambine molto piccole, di 13 mesi Nadia e di 30 mesi Marie-Francoise!
Eh sì perché il lavoro analitico con le due pazienti portò a ristabilire un miglioramento nel caso della bimba più grande, mentre in Nadia ha evitato che diventasse psicotica. Mi soffermo sulla pratica lacaniana, ovvero messa a punto da Jacques Lacan dagli anni ’30 fino al 1981, anno della sua morte. E’ stato un teorico di rilievo della psicoanalisi. Grande a tal punto che ancora oggi lo studiamo ed è il migliore epigone di Freud. Io stessa sono una psicoterapeuta di orientamento lacaniano. convinta che la sua teoria sia la migliore.
A lui si deve il “il ritorno a Freud”, ovvero aver nuovamente rivivificato la teoria del maestro Freud. Dal riproporre l’importanza del linguaggio, da come i simboli vengono associati ai nomi, alle parole, attraversando l’inconscio. E’ sua la frase : “l’inconscio è strutturato come un linguaggio”.
Rosine Lefort, sua allieva, analizza queste due bambine curate in orfanatrofio a Parigi. Quando ancora, mi riferisco a Nadia, non parlava! Ma l’osservazione del gioco della piccola e avere instaurato una relazione di aiuto hanno fatto sì che Nadia incominciasse a parlare. Permettendo di uscire da posizioni psicologiche autistiche. Così è stato per Marie-Francoise.
Il lavoro è stato lungo, la partecipazione di Rosine Lefort è stata molto importante. Le piccole hanno potuto sperimentare un adulto di riferimento, un care giver, efficiente, responsivo ai loro bisogni. Soprattutto sperimenteranno il fatto che l’adulto precedente era maltrattante e che la psicoanalista invece si poneva come accogliente e affettuosa, ristrutturante la loro realtà interna mentale. Dando un senso diverso, positivo alla relazione con gli altri. Sembra che entrambe avessero avuto una storia personale non solo di abbandono ma anche di abuso psicologico.
Nel libro vengono descritte le varie fasi di progresso della cura. Un passo decisivo è stato l’uso dello specchio, in cui specialmente Nadia ha avuto la possibilità di crearsi una struttura di rappresentazione dell’Altro normale, in cui un soggetto terzo era presente. Infatti quando avveniva la seduta, Nadia dopo aver vissuto delle esperienze di fiducia e affidamento alla terapeuta, simbolizza non solo Rosine Lefort, ma anche un altra figura che “spezza” la diade simbiotica, un’infermiera, “sedotta” da Nadia. Eh sì, ho scritto “sedotta” perché la piccola paziente era avida di affetto e amore, anche se inizialmente era anche carica di aggressività. Infatti lanciava oggetti e mordeva la psicoanalista. Che non ha mai smesso di offrirsi come l’altro, anche con molta pazienza, che poteva sovvertire il percorso di solitudine della sua vita visti l’abbandono da parte dei genitori e l’abuso in tenerissima età. Che devono aver alimentato molta rabbia e aggressività in entrambe le piccole pazienti.
Domani si festeggia la Pasqua. E’ una rinascita, una risurrezione. Così deve essere stata l’esperienza della cura di queste due piccole pazienti.
Il libro è piuttosto denso di pagine, rimane un classico della letteratura della cura in psicoanalisi, in cui i termini lacaniani, cioè il lessico psicoanalitico viene citato in modo costante per spiegare il significato dell’andamento dell’analisi.
La lettura o lo studio di questo libro può essere utile per la propria formazione come psicologi, insegnanti, o semplicemente come istruzione di quanto sia importante instaurare una sana relazione con un bambino fin dall’età precoce, anzi precocissima.
Eh sì perché la cura di un infante inizia dalla nascita e finisce quando il soggetto è autonomo. Con l’altro che è la madre inizialmente e poi con gli altri. A seconda dei casi, varia l’età. Probabilmente non termina mai, siamo sempre in evoluzione, anche quando siamo in formazione!

