L’Europa che verrà: Il coraggio di una Costituzione europea, di genere e solidale

da | Mag 9, 2026 | L'opinione

L’Europa che verrà: Il coraggio di una Costituzione europea, di genere e solidale

Isa Maggi

Stati Generali delle Donne

A nome degli Stati Generali delle Donne, sento l’urgenza di ribadire che l’Europa si trova oggi di fronte a un bivio storico che non permette più esitazioni. Le crisi finanziarie, le ondate migratorie e la rinascita dei nazionalismi hanno messo a nudo la fragilità di un progetto che non può più reggersi esclusivamente su parametri economici e mercantili. Come abbiamo maturato nelle nostre riflessioni a partire dal sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma, crediamo che per superare questo punto di non ritorno sia indispensabile una Costituzione Europea che rimetta al centro la persona, l’ambiente e, soprattutto, la parità di genere.

Il modello attuale, troppo spesso dominato da una visione mercantilista e da una competizione sfrenata, ha generato disuguaglianze profonde che colpiscono duramente la componente femminile della popolazione. In Italia, la povertà assoluta tra le donne è cresciuta in modo preoccupante nell’ultimo decennio, arrivando a superare il sette per cento. Una Costituzione non deve essere intesa come un semplice atto formale, ma come lo strumento politico necessario per svalutare la competitività selvaggia a favore dei diritti fondamentali. È fondamentale traghettare l’Unione verso un’anima sociale che garantisca la dignità economica attraverso un reddito di base garantito in tutti i paesi membri e una sovranità monetaria riformata, che sia finalmente al servizio della collettività e della piena occupazione invece che del solo sistema bancario.

Non può esistere una vera democrazia europea senza il pieno e strutturale coinvolgimento delle donne nei processi decisionali. I dati attuali sulla partecipazione al lavoro delle madri in Italia, drammaticamente inferiori rispetto alla media europea e a paesi come la Danimarca, dimostrano che la carenza di servizi e il persistere di barriere culturali sono ostacoli costituzionali alla libertà individuale. La nuova Carta deve quindi sancire la parità di genere come pilastro trasversale, promuovendo una rappresentazione equilibrata nel settore pubblico e privato e investendo nelle competenze del futuro per colmare i divari esistenti.

Disegnare questa nuova Europa significa anche guardare al Sud e al Mediterraneo, valorizzando le economie locali e la cultura come dimensioni strutturanti dello sviluppo sociale e urbano. Vogliamo un’Europa che sia una comunità resiliente, capace di accogliere con solidarietà e di investire nella sicurezza del territorio e nella salvaguardia ambientale. È ora di metterci in gioco per costruire un’istituzione che sia paritaria, libera e rispettosa del valore umano di ogni donna e ogni uomo, facendo della Costituzione il cuore pulsante di un nuovo inizio per tutti i popoli europei.