Una personalità democratica. Il voto femminile del 2 giugno 1946

da | Giu 1, 2026 | Dietro la lente

Il titolo la dice lunga.
Chi votò per la repubblica il 2 giugno 1946, 80 anni fa esatti, doveva avere delle caratteristiche di carattere e di passione per lo stato italiano che si stava formando in modo democratico
Nel 1945 la vittoria della resistenza partigiana sul nazifascismo portò ad un cambio radicale in cui furono protagoniste massicciamente anche donne staffette partigiane e combattenti antifasciste.

La donna prima della lotta partigiana era una figura minore ed era concentrata sulla sua funzione educativa. In parte la Prima Guerra e quindi la Seconda Guerra mondiale si creò una nuova consapevolezza sull’importanza e sul ruolo femminile all’interno della lotta per liberare l’Italia dal fascismo e dal nazismo.

Ritorniamo alle fattezze democratiche femminili.
La donna per sua indole è mediatrice e ha cercato, nel periodo post bellico successivamente ruoli di governance. Difficili da raggiungere come ricorda la storia di Nilde Iotti e Palmiro Togliatti, due comunisti dell’epoca, uniti anche da un legame affettivo. Anche Lina Merlin e molte altre, contemporanee e dopo, sostenne la civiltà della donna, cercandone il rispetto in ogni ambito.

Eppure, ci viene da osservare che nonostante la Costituzione Italiana, la cui stesura vide la partecipazione e l’apporto delle 21 madri costituenti,  c’è ancora tanto da far riconoscere, ancora tanta strada da percorrere.

L’attuale personalità femminile, nella politica attuale, è irrilevante rispetto all’ondata democratica del periodo successivo alla fine della guerra mondiale. Adesso si può osservare un’onda reazionaria sia europea che internazionale, affaticando tutti coloro che credono nella democrazia quella vera, comprese le donne, che si vedono in percentuale di numero ridotte al potere.

Oltre alla legge sul divorzio e sull’aborto, conquiste al femminile di vecchia data d’istituzione, in questo periodo purtroppo si avverte, come nella legge sullo stupro. Una percezione “reazionaria” rispetto all’ assenso della donna che determina confusione e si fissa su un livello di assecondare il ruolo maschile nel reato.

Che dire di più, di un vago ma ricorrente e diffuso pessimismo. Se non volgere uno sguardo di ottimismo verso il passato che formò classi dirigenti al femminile e diede via libera alla donna in politica.

La donna può anzi deve avere più rilevanza nel panorama sociale e trovare spazio per dare quel suo apporto senza il quale la politica rimane conflittuale e bellicosa.