I primi vent’anni del Festival Nazionale Luigi Pirandello

da | Giu 11, 2026 | Testimonianze e contributi

 

Sembra ieri. Sì, sembra proprio ieri che il Festival Nazionale Luigi Pirandello e del ‘900 ci tiene compagnia, mentre sollecita momenti rievocativi culturali che portano la nostra mente a viaggiare nel mondo della riflessione. E’arte allo stato puro, è sensibilità coinvolgente che trasforma la grande letteratura in un palco teatrale, in un film, in uno spettacolo, in un talk che è vita, la stessa vita che leggiamo attraverso i personaggi e le situazioni sempre attuali del maestro drammaturgo Luigi Pirandello. E quante volte abbiamo letto, ascoltato il legame del siciliano più famoso della grande letteratura classica con il Piemonte, con Coazze, la sua lunga vacanza e il suo memorabile “Ognuno a suo modo”, famoso motto posto sul campanile della chiesa del piccolo paese piemontese, dove Pirandello ha trovato il respiro della sua anima. Ricordi che si ripetono, cose sapute, studiate, ripetute, risapute, che non stancano mai, ma subiscono il fascino del tempo che trascorre velocemente, lasciando attorno a se la poesia dei versi che ci raccontano tante verità di vita.

E c’è da innamorarsi quando ti accosti in maniera quasi romantica e religiosa, a ciò che affascina e sembra che tu stia lì ad ascoltare una narrazione con la freschezza del “come fosse la prima volta”. Stessa è la curiosità, stesso è l’amore che ti coinvolge quando ripassi mentalmente “Uno, nessuno, centomila”, pensando in maniera attualissima che l’uomo non è “uno”, ma “centomila” prospettive diverse, proprio quante sono le persone che lo osservano, finendo per essere “Nessuno”. Oppure “L’Umorismo”, la poetica pirandelliana definita nel saggio omonimo, che si basa sull’avvertimento del contrario – il riso – e sul successivo sentimento del contrario – la riflessione e la pietà – che svela il tragico dietro il comico. Grandi, grandissimi temi di un umano sentire che non ha tempo, che va oltre “L’altrui altrove” che indica la dimensione interiore, il vissuto e l’immaginazione di un’altra persona.

Così sono trascorsi venti anni dall’inizio di questa bellissima kermesse culturale proposta a Torino dall’Associazione Culturale Linguadoc Communication, grazie all’ideatore regista teatrale, Giulio Graglia e alla presidente dell’Associazione, Sabrina Gonzatto. Un binomio indissolubile che da sempre ha creduto nel grande progetto culturale, anche quando, all’inizio, tutto sembrava in salita per i pochi sponsor, per il non molto coinvolgimento delle Istituzioni, ma con tanta voglia di insistere, continuare, oltre ogni ostacolo. E adesso, dopo due decenni, parliamo e scriviamo della grandezza di una kermesse culturale che è spettacolo, cultura, arte riconosciuta da tutti in campo nazionale.

Ed è davvero vasto e interessante il programma di questa calda estate torinese e dintorni, capace di coinvolgerci nella freschezza dei sentimenti dal 15 giugno al 19 settembre 2026. Eventi, spettacoli, conferenze,concerti, passeggiate letterarie e stage incentrati sulla grande figura del drammaturgo di Girgenti e tutto ciò che il suo essere intellettuale ha comportato e influenzato nella società e nel pensiero filosofico. E poi c’è tanto altro all’interno di questo ricco programma ideato per attrarre tutte le età; anche e, soprattutto, quei giovani d’oggi che sono sempre alla ricerca di qualcosa di culturale oltre la leggerezza dell’effimero. E così, aprendo il ricco opuscolo scorgiamo tra gli altri, l’omaggio a Piero Gobetti al Circolo dei Lettori di Torino, l’incontro tra Gobetti e Pavese in “Nella tua Breve Esistenza” a Santo Stefano Belbo (CN).

E poi, e poi, omaggio a Marilyn Monroe nel centenario della sua nascita, e tanto, tanto altro, tra talk, eventi, spettacoli, tutti da vivere insieme, da non perdere.

Torino e dintorni ci aspetta tutti per condividere le emozioni, i momenti che alzano il livello culturale e anche leggero di una vita che ci fa sentire sempre più la voglia di unirci, di stare insieme, di relazionarci, dimenticando le tristezze di un mondo che sembra avere smarrito la centralità dell’unicità della vita: l’amore.

Salvino Cavallaro