STATI GENERALI DELLE DONNE
COMUNICATO STAMPA
Violenza di genere e giustizia: l’ennesima condanna della CEDU all’Italia. Il problema è culturale, non giuridico.
Roma, 4 luglio 2026
Arriva l’ennesima sentenza di condanna per l’Italia da parte della Corte Europea per i Diritti Umani. Le motivazioni mettono a nudo, per l’ennesima volta, le gravi falle del nostro sistema nell’approccio alla violenza di genere:
- Passività giudiziaria e utilizzo di stereotipi sessisti nei confronti delle donne che denunciano violenza e stupro;
- Mancata tutela delle vittime e dei loro figli, con una sistematica sottovalutazione e minimizzazione di delitti che in altri contesti avrebbero determinato ben altre conseguenze giuridiche;
- Inadeguata comunicazione tra tribunali penali, civili e minorili, che impedisce di mettere tempestivamente in protezione i bambini;
- Sottovalutazione delle necessità economiche e del trauma che consegue all’essere sradicati — in quanto vittime — dal proprio contesto lavorativo, affettivo e familiare per essere costretti a vivere per anni nei Centri Antiviolenza.
Tutto questo accade a fronte di un paradosso intollerabile: il nostro Paese vanta un ordinamento teorico di straordinaria efficacia, che costituisce un vero e proprio modello giuridico in Europa e nel mondo.
“Questa è la nona sentenza di condanna per l’Italia nell’arco di pochi anni. Il sistema giudiziario ha dimostrato un’evidente inadeguatezza e la mancanza di strumenti culturali necessari per leggere e comprendere la violenza maschile contro le donne e i loro figli.”
Una questione di cultura, non di leggi
Il problema, dunque, si conferma ancora una volta di natura culturale e non giuridica.
Se i fatti denunciati continuano a essere deformati in base a pregiudizi radicati — secondo cui le donne mentono, esagerano o «se la sono cercata» — non riusciremo mai a estirpare il fenomeno. Se si tollera l’idea che possa ancora legittimamente esistere un “padre padrone” che impone la propria volontà nel contesto familiare calpestando la dignità di moglie e figli, e se il sesso senza consenso non viene immediatamente riconosciuto come stupro, la violenza rimarrà invisibile. Rischiamo di interiorizzarla e naturalizzarla a tal punto da ritenerla un fatto normale.
Questo cortocircuito avviene nonostante l’esistenza di convenzioni sovranazionali e delle chiare sentenze della Corte Europea per i Diritti Umani, della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione.
L’appello degli Stati Generali delle Donne
Lo sforzo collettivo e istituzionale d’ora in avanti deve concentrarsi su un unico, fondamentale obiettivo: la formazione.
È urgente e mandatorio formare in modo capillare tutti gli operatori giudiziari, sanitari, scolastici, universitari e sociali. Il focus deve essere il contrasto alla discriminazione nei confronti delle donne in ogni ambito e in ogni contesto, poiché è proprio lì, nella disparità e nel pregiudizio, che risiede la causa prima della violenza.
Ufficio Stampa Stati Generali delle Donne
Sito web: www.statigeneralidelledonne.

