A fianco delle donne iraniane

da | Feb 9, 2026 | L'impertinente

 

Storie e Reportage da IO Donna

Nuova condanna a 7 anni di carcere per la premio Nobel iraniana Narges Mohammadi
L’attivista ha trascorso buona parte degli ultimi dieci anni dietro le sbarre e dal 2015 non vede i figli, che vivono a Parigi. Oggi si trova in isolamento in un carcere gestito dai Guardiani della rivoluzione e le sue condizioni di salute sono pessime
di Erika Riggi
Una nuova condanna per Narges Mohammadi, l’attivista per i diritti delle donne iraniana, Premio Nobel per la Pace nel 2023. La sentenza parla di altri sette anni, che si aggiungono ai 13 (oltre a 154 frustate) a cui era già stata condannata. Dal dicembre del 2024 a quello del 2025 Mohammadi era stata scarcerata per motivi medici, ma il 12 dicembre era stata arrestata durante una protesta nella città di Mashhad, durante una cerimonia commemorativa in onore dell’attivista iraniano Khosrow Alikordi, trovato senza vita nel suo ufficio in circostanze mai chiarite.
Dopo l’arresto, le violenze fisiche: cosa sta succedendo alla premio Nobel iraniana Narges Mohammadi
Da allora si trova in isolamento in un carcere gestito dai Guardiani della rivoluzione, il principale corpo armato del regime iraniano. L’attivista ha iniziato il 2 febbraio uno sciopero della fame in segno di protesta contro le condizioni di detenzione e il divieto di contatti con parenti e avvocati. Ha comunicato la notizia della condanna durante un colloquio telefonico con il legale, il secondo contatto con il mondo esterno dall’arresto di dicembre. Al suo legale, secondo le notizie riferite, Mohammadi ha riferito di essere stata ricoverata tre giorni fa in ospedale «per il peggioramento delle condizioni di salute» prima di essere riporta nel centro di detenzione.

Nuova condanna a 7 anni di carcere per la premio Nobel iraniana Narges Mohammadi
L’avvocato di Mohammadi, Mostafa Nili, ha spiegato che la condanna è a sei anni di carcere in Iran con le accuse di “raduno” e “collusione”, a un anno e sei mesi per attività di propaganda e in più per due anni non potrà lasciare il Paese e dovrà stare lontana dalla città di Khosf. L’attivista ha trascorso buona parte degli ultimi dieci anni dietro le sbarre e dal 2015 non vede i figli, che vivono a Parigi.

Lo sciopero della fame e le condizioni di salute
Secondo la famiglia, dopo l’ultimo arresto Mohammadi ha potuto fare una sola telefonata. E in quella telefonata ha raccontato di essere stata picchiata così violentemente da finire due volte al pronto soccorso. Da allora, silenzio. Per questo ha iniziato lo sciopero della fame, per denunciare condizioni di detenzione disumane, violazione del diritto alla difesa legale, isolamento totale.

La fondazione Mohammadi segnala pressioni delle agenzie di sicurezza su familiari e collaboratori perché non diffondano informazioni sulle sue condizioni. Le autorità rifiutano di trasferirla a Teheran, dove risiedono i suoi legali. Il legale ha precisato che, contro questa nuova sentenza, farà ricorso. Alla luce delle sue condizioni di salute, Mohammadi potrebbe anche essere «liberata su cauzione per le cure» necessarie.

Durante gli anni di prigionia, l’attivista ha subito diversi infarti: è stata poi sottoposta a un intervento chirurgico d’urgenza nel 2022. Alla fine del 2024 il suo avvocato ha rivelato che i medici le avevano diagnosticato una lesione ossea che temevano potesse essere cancerosa, che è stata successivamente rimossa. Ma questo non ha alleviato le sue condizioni di detenzione. La scorsa estate ha fatto sapere di essere stata “minacciata direttamente e indirettamente di ‘eliminazione fisica’ da agenti del regime‘” se non avesse smesso di sostenere la democrazia e i diritti umani.