Accogliere, ascoltare, sostenere

da | Set 18, 2026 | Testimonianze e contributi

Sembra quasi impossibile che nel nostro tempo, sempre più proiettato verso un radicato egoismo umano e proiettato verso la deriva dei valori, si senta parlare di associazioni di volontariato e di persone che si prestano gratuitamente per il bene altrui. Ti dà l’impressione di qualcosa d’altri tempi, o, per meglio dire, di quel pensiero riservato soltanto a un ristretto gruppo di persone di alte vedute morali. Ma poi, riflettendo meglio, ti ravvedi su questo pensiero forse un po’ pessimista sulla fiducia sociale, quando ti si apre il cuore per iniziative davvero da elogiare anche nella promozione dell’informazione.

Tra le tante proposte interessanti del Portale Psicoanalisi e Sociale e Sallo, c’è la presentazione del libro “L’amore in gabbia”, ovvero la ricerca della libertà di un reduce del carcere. Il libro di Donatella Stasio, a cura di Daniela Padoan, edito “Papaveri Rossi – Castelvecchi – parla di Gianluca, un ragazzo che entra in carcere a 17 anni e trascorre 11 anni tra droga, e violenza. Donatella Stasio costruisce la sua lotta per studiare e rieducarsi. Corpi chiusi, murati, ridotti a numeri: “L’amore in gabbia” non è una memoria di redenzione. È un’inchiesta incarnata, un atto politico, un’indagine civile su cosa accade, dentro e fuori il carcere, quando si nega alle persone il diritto alla tenerezza, all’intimità, al corpo. Gianluca è cresciuto nel vuoto affettivo della periferia milanese, tra povertà materiale e silenzi emotivi. A diciassette anni entra in carcere, e da lì comincia la lunga storia di un corpo che si ammala: di droga, di violenza, di solitudine. Undici anni tra celle, istituti, cortili senza cielo. Ma anche lo sforzo ostinato di riemergere, studiare, guarire, rieducarsi alla vita e al desiderio. Ha scontato la pena. Ma non ha ancora smesso di fare i conti con ciò che il carcere gli ha tolto: il tempo, la pelle, il linguaggio degli affetti. Donatella Stasio lo ascolta, lo incalza. Ne ricostruisce la traiettoria – tra ghetto, detenzione, tentativi di rinascita – e con lui racconta una storia che riguarda tutti: perché i corpi poveri, quando amano, fanno paura. In un’Italia che chiude le porte e smonta le tutele, questo libro apre una stanza. Dove finalmente si può parlare d’amore. Anche – e soprattutto – dal fondo.

Un appuntamento culturale da non perdere, che “Il Portale Psicoanalisi e Sociale e Sallo” propone  Sabato 10 ottobre 2026 dalle ore 10,00 alle ore 13,00 su piattaforma zoom. L’evento sarà introdotto da Tito Baldini – Presidente di Psicoanalisi e Sociale e fondatore di Sallo.

Per coloro i quali non sapessero dell’esistenza de Il Portale Psicanalisi e Sociale e Sallo” è un progetto editoriale e scientifico gratuito, nato per favorire il dialogo tra il pensiero psicanalitico della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e il mondo sociale. All’interno di questa realtà si inserisce SALLO (che unisce il richiamo del dialetto romanesco “Sappilo” all’identità dello storico quartiere romano San Lorenzo). Si tratta di un Gruppo di Giovani e Appassionati che collabora attivamente con il portale, promovendosi come spazio di incontro intergenerazionale e laboratorio culturale. Insomma, è come dire che l‘amore per le relazioni umane, il dialogo, il confronto, si intersecano al progetto di una grande crescita culturale e sociale. Nessuna persona è un’isola e, come tale, l’esigenza di interagire con gli altri è l’essenza della vita stessa. Grazie alla psicanalisi, grazie a quell’impegno sociale di tanti giovani che si prodigano per un mondo migliore.

Salvino Cavallaro