ROMA\ aise\ – A cinque anni dal ritorno al potere dei talebani e a quasi un anno dai terremoti che hanno colpito le province orientali del Paese, l’Afghanistan resta una delle crisi umanitarie più gravi e complesse al mondo. Nel 2026, 21,9 milioni di persone — quasi la metà della popolazione — hanno bisogno di assistenza umanitaria. Fame, siccità prolungata, declino economico, collasso dei servizi essenziali e rimpatri su larga scala da Iran e Pakistan, stanno spingendo comunità già vulnerabili ancora più in crisi.
Ad aggravare la situazione, ha spiegato l’UNICEF, la questione di genere: a 2,6 milioni di ragazze è stata negata l’istruzione secondaria dal ritorno dei talebani. Il Paese rischia ora di perdere fino a 20.000 insegnanti donne e 5.400 operatrici sanitarie entro il 2030. Il numero delle insegnanti è già diminuito di oltre il 9%, passando da quasi 73.000 nel 2022 a circa 66.000 nel 2024. La rappresentanza femminile nella pubblica amministrazione è scesa ulteriormente dal 21% al 17,7% tra il 2023 e il 2025, tanto che queste restrizioni, secondo le stime dell’UNICEF, costano all’Afghanistan 84 milioni di dollari USA all’anno.
“Il Paese sta affrontando una grave emergenza umanitaria e milioni di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta e malnutrizione. Eppure, mentre i bisogni umanitari continuano a crescere, i fondi per gli aiuti internazionali diminuiscono” dichiara Srikanta Misra, direttore di ActionAid Afghanistan. “I tagli stanno costando vite umane. Stanno rallentando le risposte alle emergenze, isolando le comunità più remote e lasciando famiglie senza cibo, riparo e assistenza sanitaria. La comunità internazionale non può permettersi di voltare le spalle all’Afghanistan. Un’assistenza umanitaria continuativa è essenziale per impedire che milioni di altre persone sprofondino ulteriormente nella crisi”.
Tra settembre 2023 e giugno 2026, circa 6 milioni di afghani sono stati rimpatriati da Iran e Pakistan, molti dei quali arrivati senza risparmi, mezzi di sussistenza o reti di supporto. Il loro rientro ha esercitato un’enorme pressione su una comunità già alle prese con povertà e servizi pubblici limitati. Le province di confine e le principali aree di transito, tra cui Nangarhar, Herat, Kabul e Badghis, sono tra le più colpite. Anche la situazione alimentare resta critica: oltre 17 milioni di persone si trovano in condizioni di insicurezza alimentare acuta. Allo stesso tempo la siccità prolungata sta colpendo 3,4 milioni di persone in 12 province, riducendo la produzione agricola e aggravando la scarsità d’acqua3. Le infrastrutture danneggiate, la diminuzione delle risorse idriche e i servizi igienico-sanitari inadeguati stanno aumentando i rischi per la salute pubblica, in particolare per donne, bambini e altri gruppi vulnerabili.
ActionAid, così come l’UNICEF, hanno quindi chiesto alla comunità internazionale di aumentare con urgenza i finanziamenti umanitari e di garantire un sostegno continuativo alla popolazione afghana, in particolare a donne e ragazze. “Senza un’azione immediata, il crescente divario nei finanziamenti continuerà ad aggravare fame, povertà e sfollamento, lasciando milioni di persone senza accesso ad assistenza salvavita”.
“L’UNICEF esorta le autorità di fatto a revocare le restrizioni all’istruzione e a consentire a tutte le ragazze e le donne di tornare immediatamente a scuola e all’università”, ha affermato la Direttrice generale dell’UNICEF, Cathrine Russell, facendo eco all’appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite a revocare la sospensione dell’istruzione femminile in Afghanistan. “L’UNICEF e i nostri partner sono pronti a sostenere la riapertura delle scuole affinché ogni ragazza possa tornare in sicurezza. Un Paese non può prosperare quando metà dei suoi giovani viene ostacolata. Il futuro dell’Afghanistan è fuori dalle aule, in attesa di poter rientrare”. (aise)
Afghanistan: quasi una persona su due ha bisogno di aiuti umanitari. Negati diritti d’istruzione a 2,6 milioni di ragazze
