Anna e Filippo

da | Dic 10, 2025 | Lei e Lui

Quella tra Anna Kuliscioff e Filippo Turati può essere definita una storia d’amore e di politica durata quarant’anni e che oggi viene raccontata nel libro “Un amore socialista”, del giornalista Pierfrancesco De Robertis e pubblicato di recente dalla casa editrice Neri Pozza.

“La giovane donna che scende da un vagone di terza classe in quel gelido pomeriggio del febbraio 1884 ha già molte vite alle spalle, quando vede Napoli per la prima volta.
Anna Kuliscioff è fuggita dalla sua terra natale, la Russia, per sottrarsi al destino scritto dall’agiatezza di famiglia, ma anche all’attenzione della polizia zarista, che non gradisce gli spiriti liberi. Ha vissuto in Svizzera prima, in Francia poi, unendosi agli anarchici e ai loro aneliti di rivoluzione, e ora è a Napoli, dove le sarà consentito frequentare la facoltà di medicina, il suo sogno di sempre. Audace e integerrima, è anche la madre amorevole di una bambina di tre anni: per le compagne di partito un grave impedimento alla lotta, per Anna il dono più prezioso della sua esistenza.
È così che la conosce Filippo Turati, avvocato milanese di buona famiglia che, dopo una giovinezza segnata da gravi problemi di salute e un’incompresa predilezione per la poesia, sta muovendo i primi passi sulla scena politica. Il loro incontro non sancisce solo l’inizio di un amore tenero e appassionato che durerà tutta la vita, ma anche l’alleanza inscindibile tra due anime opposte eppure affini, che condividono ardori e battaglie. Nell’Italia che non dà il voto alle donne, Turati porterà le loro idee in un Parlamento in cui Kuliscioff – la pasionaria, la “dottora dei poveri” – non potrà mai entrare. A quattro mani firmeranno la rivista Critica sociale, con un gruppo di compagni fonderanno nel 1892 il Partito socialista italiano. Insieme lotteranno strenuamente contro l’uomo che si prenderà l’Italia distruggendo per sempre il loro sogno di un mondo più giusto”.

Dalla Gazzetta del Sud

Per il suo romanzo d’esordio Pierfrancesco De Robertis, giornalista aretino, già direttore di «La Nazione» e notista politico anche per questo giornale, ha scelto la storia d’amore tra Anna Kuliscioff e Filippo Turati, due figure fondamentali per il Partito Socialista Italiano, che fondarono insieme nel 1892. Una storia “moderna”, libera e profonda, in quello scorcio finale dell’Ottocento che, dopo le lotte risorgimentali, viveva in Italia, tra fermenti socialisti e ansie rivoluzionarie, il suo sogno di cambiamento.
Non raccontare significa dimenticare e «Un amore socialista. Il romanzo di Anna Kuliscioff e Filippo Turati» (Neri Pozza) è un libro che con un sapiente equilibrio tra ricerca documentaria (il fitto e intenso carteggio tra Anna e Filippo) e finzione narrativa affida a chi legge un pezzo importante della storia italiana ripercorrendo anche i passi tragici della presa del potere da parte di Mussolini, tra immobilismo generale e incapacità di combattere da parte dei socialisti divisi da conflitti interni. È proprio questo il fascino delle voci dei due personaggi, evocate da De Robertis: ci restituiscono verità che è pericoloso cancellare in un tempo come quello di oggi di pericoloso revisionismo e qualunquismo.

È il febbraio del 1884 quando una giovane donna con una bambina bussa alla porta di una pensione di Napoli. Viaggia da sola, cosa che al tempo induce alla diffidenza, ma Anna Kuliscioff, nata in Crimea nel 1854 (?) da un’agiata famiglia ebrea, non si fa certo vincere dai pregiudizi. Vuole laurearsi in medicina in Italia, viene dalla Svizzera dove si trovava in esilio avendo già vissuto tante vite da rivoluzionaria, tra politica attiva, arresti e processi assieme al compagno Andrea Costa (avvicinatosi al socialismo grazie ad Anna) padre di Andreina-“Ninetta”. Un’intesa con quello che diventerà il primo deputato socialista della storia d’Italia, esaltante per le battaglie affrontate insieme ma destinata a finire per la risolutezza di Anna che «cerca nell’amore la vita, non il riposo».
Amore che troverà in Filippo Turati, avvocato milanese, di famiglia borghese, futuro deputato, impegnato nelle riforme per i diritti e l’emancipazione del proletariato. Intanto Anna, laureatasi in medicina a Pavia comincia ad esercitare come ginecologa: diventa la «dottora dei poveri». Insieme, da “liberi sposi”, porteranno avanti tante battaglie pur essendo diversi: è molto ben descritto il furore rivoluzionario di Anna contro il “torpore” borghese di Filippo, messo spesso da lei davanti alle sue contraddizioni. Ma i punti di contatto tra di loro, affettivi e politici, sono molto più forti del “dissidio”, e questo è un punto di forza e fascino della storia. La loro casa di Portici Galleria a Milano, con i loro due nomi separati ma vicini nella targa (un orgoglio per Anna), sede anche della redazione della loro rivista «Critica sociale», è un punto di riferimento per intellettuali e socialisti; da lì Anna, con altre femministe che si occupano delle lavoratrici, porta avanti costantemente il suo impegno per la liberazione femminile, anche attraverso iniziative come il suo forte intervento del 1890 con la relazione «Il Monopolio dell’uomo».
Ma la sua battaglia principale è mirata alla conquista del voto per le donne («il voto è la difesa del lavoro e il lavoro non ha sesso»), tema su cui Anna e Filippo dissentono: lei sogna una società «in cui quando nasci – scrive a Turati – non ci siano parti stabilite, per l’uomo e la donna, per il ricco e per il povero», Filippo invece, pensa che i tempi non siano maturi.

Gli anni passano, e nel dopoguerra, anche per la paura della guerra civile o della rivoluzione bolscevica, l’Italia si consegna all’uomo forte, quello che davanti a tutti proclama che «poteva fare di quest’aula sorda e grigia del Parlamento un bivacco di manipoli, sprangare il Parlamento…». Il senso di perdita e di vuoto si fa grande. Anna muore nel 1925, un anno prima che le leggi fascistissime eliminassero le ultime libertà. Filippo nel 1926 con l’aiuto di Sandro Pertini, Ferruccio Parri e Carlo Rosselli, si rifugia in Francia dove morirà a Parigi nel 1932. Ma dal 1948 le sue ceneri troveranno posto accanto a quelle di Anna Kuliscioff al Cimitero Monumentale di Milano. La loro storia resta, ed è un romanzo di libertà.