BEATRICE, che aveva due anni appena

da | Ago 17, 2026 | L'impertinente

Ci sono alcuni fatti che rendono molto difficile scriverne e soprattutto esprimere un’opinione nel merito.
Dopo essere state informate sulle tragiche notizie di guerre che non sembrano trovare soluzione, il caldo, o meglio la prova di un evidente cambiamento climatico, dell’inarrestabilità dell’ emigrazione e delle sue conseguenze, della violenza giovanile ecc. si è appreso che ad una detenuta è stato impedito di partecipare ai funerali di sua figlia.

Solo sei mesi prima a Bordighera, segnalata come “la Città delle Palme” per la lussureggiante vegetazione e per il suo bellissimo Lungomare, la piccola Beatrice, due anni, è morta in seguito alle violenze inferte sul suo corpo, in un quadro di desolazione e crudeltà che lascia sgomenti, dalla madre e dal suo compagno.
Una coppia che ha scatenato la propria incapacità di vivere su chi ne aveva tutto il diritto torturandola in ogni modo.
Lui, violento, bestemmiatore, alcolizzato e drogato. Lei succube, consenziente e compartecipe delle violenze.

Nonostante l’evidente responsabilità condivisa di questa morte, la donna aveva chiesto di partecipare ai funerali. Una presenza che le è stata negata più per motivi di sicurezza che di rispetto e opportunità morale verso quella piccola innocente.

Ciononostante, e incredibilmente, qualcuno ha sollevato la questione se questo divieto fosse umano e giusto.
Ma ci può essere una risposta accettabile?

Con il dolore che porta il raccontare come notizia di cronaca una vicenda così drammatica non resta che prendere atto del crollo dello stereotipo di “madre”, perché una donna può partorire anche senza esserlo.