Recensione di Daniela Domenici
Sono appena riemersa dallo splendido libro di Maria Rosa Pantè il cui titolo è già un input che ci spinge a cercare di capire quale sia il “filo” che lega il telaio all’intelligenza artificiale; c’è poi il sottotitolo che aggiunge mistero “questo mondo e il nuovo mondo hanno tre madri”.
E le tre madri che ci descrive in modo superlativamente empatico Pantè sono Mary Shelley, Ada Lovelace ed Emily Dickinson, un viaggio assolutamente affascinante nelle loro vite e, soprattutto, nelle loro acquisizioni che spesso, purtroppo, non hanno avuto la risonanza che meritavano.
E ora mi permetto di estrapolare alcuni paragrafi dalle ultime pagine del libro perché riassumono perfettamente il messaggio che l’autrice vuole farci arrivare e il motivo per cui ha scelto queste tre incredibili donne “il cucito è il legame che unisce tre donne del passato al presente e al futuro. Ognuna delle tre donne è anche madre del futuro e ha in sé il presente e il suo anticorpo. Per Mary Shelley l’anticorpo a un mondo che crea mostri (e cyborg) è un umanoide più compassionevole dello stesso scienziato che l’ha assemblato e rammendato, l’anticorpo è la capacità di prendersi cura dell’altro, la compassione. Ada Lovelace ci consegna l’anticorpo della responsabilità, l’intelligenza artificiale potrà assumersi la responsabilità delle sue “parole”? Chi programma una macchina deve certamente assumerla e nulla deve essere lasciato in mano a una visione univoca (di solito maschile e bianca) del mondo che condiziona infatti anche l’IA. Forse per questo Ada si dedica allo studio dell’intelligenza naturale, il cervello, ma muore troppo presto per fare quello che avrebbe voluto, un algoritmo che spiegasse come funziona un cervello. Infine Emily Dickinson ha prefigurato l’anticorpo più importante al modo dominante di stare al mondo, che è schizofrenico e dissociato. Cioè l’essere natura, che nella sua poesia è un fatto naturale, ben oltre ogni altro poeta lei è la rosa, il filo d’erba”: standing ovation!
Complimenti meritatissimi per lo stile narrativo, ricco e scorrevole, con inserti ad hoc che ampliano la descrizione, e per la ricchezza delle informazioni scientifiche che Pantè dissemina qua e là con disinvoltura, come briciole, e che fanno trapelare la preparazione dell’autrice su alcune tematiche: bravissima!

