COMUNICATO STAMPA
DALL’ITALIA AL SUMMIT DI NEW YORK,
LA PRIMA VOLTA PER INTEGRARE I SAPERI INDIGENI NELLE FOOD POLICY URBANE GLOBALI
Oggi, 21 aprile, all’Indigenous Food Policy Summit promosso da New York Food Policy Center e Hunter College, Claudia Laricchia presenta l’approccio sviluppato dall’Italia per integrare i saperi indigeni nei sistemi alimentari urbani, con il contributo del Centro di Scienza e Tecnologie Alimentari dell’Università Milano-Bicocca e il supporto di SMILY Academy.
Milano, 21 aprile 2026 – È un progetto italiano, ma destinato a incidere nel dibattito globale sulle politiche alimentari, quello che viene presentato a New York, durante l’Indigenous Food Policy Summit, promosso da New York Food Policy Center e Hunter College, in concomitanza con il 25° Permanent Forum on Indigenous Issues delle Nazioni Unite.
Il Summit rappresenta una piattaforma internazionale di primo piano per il confronto sulle politiche alimentari urbane, con un focus su sostenibilità, equità, inclusione e giustizia alimentare. In questo contesto verrà presentato il manifesto indigeno per le food policy globali, una proposta strutturata per integrare nei sistemi alimentari urbani occidentali principi e pratiche sviluppate dalle comunità indigene nel corso dei millenni.
Un contributo che arriva in modo contro-intuitivo dall’Europa e, in particolare, dall’Italia, dove prende forma un lavoro di connessione tra ricerca scientifica, cooperazione internazionale e saperi ancestrali. Il lavoro coinvolge anche il Centro di Scienza e Tecnologie alimentari dell’Università degli Studi Milano – Bicocca, Best4Food, un’eccellenza multidisciplinare composta da oltre 100 ricercatrici e ricercatori e 9 Dipartimenti, di cui 7 di eccellenza (www.bestforfood.unimib.it). Sostiene, inoltre, il lavoro di SMILY Academy la rete G100 da 1 milione di membri in tutto il mondo, tra cui Premi Nobel ed ex Capi di Stato.
A portarlo al tavolo internazionale sarà Claudia Laricchia, selezionata tra gli esperti invitati al Summit, che da anni lavora all’intersezione tra scienza alimentare, diplomazia e sistemi indigeni. La proposta nasce nell’ambito delle attività di SMILY Academy – ente del Terzo Settore impegnato nella cooperazione internazionale e nella promozione di modelli eco-imprenditoriali – e si basa sull’integrazione di esperienze concrete dei sistemi alimentari indigeni, con particolare riferimento all’Himalaya orientale: l’approccio olistico combina conoscenze ecologiche tradizionali (Traditional Ecological Knowledge – TEK), agroecologia, biodiversità, educazione alimentare e modelli comunitari di resilienza, con possibili applicazioni nelle principali città globali, dove si concentrano le principali sfide legate ai sistemi alimentari.
Il cosiddetto “fattore indigeno” emerge così come una leva concreta per affrontare le grandi contraddizioni dei sistemi agroalimentari globali: dallo squilibrio tra spreco e insicurezza alimentare, alla crisi ambientale, fino agli impatti sulla salute pubblica. Si tratta di un cambio di paradigma basato su modelli rigenerativi, sul principio del cibo come elemento di salute e su una relazione con la natura intesa come sistema vivente.
“Integrare il fattore indigeno nelle food policy delle città del mondo è una scelta strategica. Significa ripensare i sistemi alimentari urbani partendo da ciò che ha funzionato per millenni: equilibrio con gli ecosistemi, uso responsabile delle risorse, centralità della salute, ma anche decolonizzazione, prevalenza di progettualità guidate dalle comunità, sovranità alimentare e della capacità di rimettere storie marginali al centro, anche attraverso nuovi modelli di governance”, dichiara Claudia Laricchia. “È una leva concreta di sviluppo che apre opportunità anche all’innovazione agroalimentare ridisegnata sotto la lente della giustizia alimentare per una giustizia climatica. Un processo necessario di evoluzione dei modelli di rigenerazione allo sviluppo”.
Il manifesto è supportato da GammaDonna, partner di SMILY Academy, impegnata nel valorizzare il contributo femminile nei sistemi economici e produttivi, inclusi quelli agroalimentari. A livello globale, le donne svolgono infatti un ruolo centrale nella produzione alimentare, pur avendo un accesso significativamente inferiore a terra, risorse finanziarie e tecnologie.
“Le donne sono già oggi un pilastro dei sistemi alimentari, soprattutto nei contesti più fragili, ma restano ai margini dei processi decisionali e dell’accesso alle risorse,” commenta Valentina Parenti, Presidente di GammaDonna “Sostenere iniziative come questa significa contribuire a rendere visibile e centrale un contributo fondamentale non solo per l’equità, ma anche per la sostenibilità e la resilienza dei sistemi alimentari globali.”
Il lavoro si inserisce in un contesto internazionale sempre più attento al ruolo delle comunità indigene, che rappresentano circa 370 milioni di persone in oltre 90 Paesi e custodiscono una parte significativa della biodiversità del pianeta, ossia oltre l’85% pur essendo solo il 5% della popolazione mondiale.
L’obiettivo è chiaro: portare al centro delle food policy globali modelli già esistenti, testati nel tempo e capaci di offrire risposte concrete alle sfide contemporanee, contribuendo a costruire sistemi alimentari più equi, sostenibili e resilienti.
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SMILY Academy è un programma speciale del Forum dei popoli indigeni per la giustizia climatica che ha sede in India, ad Assam. L’obiettivo della no profit è di co-creare soluzioni di eco-imprese con le comunità marginali beneficiarie dei Paesi emergenti. Oggi SMILY ha Hubs strategici in: Benin, Cameroon, Ghana, India, Europa, Brasile, Stati Uniti e Canada. www.smilyacademy.org info@smilyacademy.org

