Dieci donne insegnanti tra passato prossimo e futuro anteriore

da | Gen 27, 2019 | Consigli di lettura

di Concetta Abbà (Autore), Renata Campini (Autore), & 8 altro – Casa ed. Zedde

 

Rileggere oggi, a chiusura del lavoro collettivo, le prime nostre testimonianze da neofite, cioè stese ai primi incontri, mi suscita una grande tenerezza, ma anche maggiore chiarezza su motivazioni e obiettivi che ci volevano insieme, più comprensione per l’entusiasmo torrentizio e confusionario che si è abbattuto quasi devastante su di noi, rispetto per non aver mai voluto scendere a intimismi o psicologie scontate, riconoscenza a ognuna per la fatica sostenuta nello scavo di sé, nella propria storia e nel volerla rendere disponibile. Eravamo partite con la domanda: chi eravamo allora, amiche ormai con gli occhiali e cosa avremmo voluto fare ancora negli anni a venire? Nel ‘chi eravamo’ era sotteso che avevamo attraversato tutte, anche se di diversa età, un periodo storico e professionale turbolento, affascinante e forse unico. E allora la domanda era: la storia e la scuola come si erano intersecate nel nostro individuale, e viceversa?

Dalla quarta di copertina
Formato 17 x 24. Le testimonianze delle autrici, che si raccontano ripensando a sé prima come allieve e poi come insegnanti, disegnano l’evoluzione della scuola italiana. Dall’infanzia, per alcune in tempo di guerra, ai ricordi dell’esame di ammissione alla scuola media, quando ancora molti dei compagni di scuola non avrebbero potuto proseguire gli studi. Poi via via il percorso scolastico, quasi per tutte inevitabilmente l’Istituto magistrale, mentre esplode il ‘68 che le vedrà attivamente partecipi. I concorsi e i primi anni d’insegnamento. La consapevolezza, per alcune, di una certa inadeguatezza e il provvidenziale incontro con il Movimento di Cooperazione Educativa, che le guiderà ad una didattica innovativa, con un diverso approccio alla matematica, alla storia e alla lingua. E poi i riferimenti alle pratiche della scuola di psicomotricità dei Maestri francesi, le ore di lavoro non monetizzate, le notti dedicate alla preparazione dei materiali. L’impegno scolastico vissuto con attenzione ai principi della ricerca pedagogica, ma anche come responsabilità “politica” verso i più deboli, perché ciò che accomuna queste storie di donne docenti è l’appartenenza alle organizzazioni, anche sindacali, di sinistra. Emoziona la passione che pervade tutti i vissuti: dalla descrizione delle esperienze di volontariato in Sicilia, con i terremotati del Belice, fino all’incontro con la pedagogia libertaria e il coinvolgimento degli alunni nella conoscenza della Shoah. Passione che si ritrova incarnata nella pratica scolastica e relazionale della pedagogia della differenza, che coniuga uguaglianza – il valore freddo del diritto – e differenza – il valore caldo dell’identità –, abbracciando così il paradigma della complessità.