“Ofelia/Un'elbana alla corte dei Windsor”

da | Ago 5, 2020 | Consigli di lettura

di Maria Gisella Catuogno – Persephone Edizione

Se qualcuna/o pensasse che la vita in un piccolo paese, di una piccola isola, di una piccola donna non abbia colori e sfumature, speranze e ardimento, volontà e intelligenza, desideri di mondo, insomma che non implichi una sfida giornaliera alla vita, alla circostanza, al caso solo a volerlo cogliere, sbaglia.
La vita, per Ofelia Baleni, la protagonista del romanzo a cui ha dato il titolo, non è mai la stessa perché diversa e itinerante dentro e fuori di lei.
Una storia semplice ma con un percorso complesso di una giovane donna.
Come ci viene raccontata nell’ultimo libro di Maria Gisella Catuogno, scrittrice elbana, che ne ripercorre le vicende, dalle modeste origini familiari fino al suo ingresso nel mondo dell’alta società come dama di compagnia alla corte Windsor.
A leggere bene questo libro, che scorre con leggerezza grazie alla scrittura lieve dell’autrice, ripercorriamo anche la storia di Cavo e della sua isola, l’ Elba.
Con essa, i cambiamenti che hanno attraversato la società regalandoci contemporaneamente squarci della nostra storia e di quella di altri protagonisti che hanno fatto desiderare a molti uno status quasi irraggiungibile in quegli anni e che con le loro personalità hanno fatto sognare un immaginario collettivo.
Ed è proprio dalla fine del conflitto mondiale che non risparmia nulla e nessuno, neanche la piccola isola con i suoi abitanti e i suoi morti, che riparte la voglia del cambiamento, della ripresa, infine della rinascita.
E di rinascere, la giovane Ofelia dimostra una spiccata volontà fin dalla tenera età.
Riuscirà a cambiare quello che sembrava essere un destino scritto cogliendo, in età adulta, forse l’ultima opportunità che la vita le offre. Lascerà infatti l’isola d’Elba come dama di compagnia della duchessa Wally Simpson, alla quale rimase vicino e fedele dagli inizi degli anni ‘50 fino al 1986, realizzando il desiderio di sempre di conoscere nuovi orizzonti, approdando temporaneamente nell’isola di Jersey, nel canale della Manica e raggiungendo altri, luoghi altrettanto lontani ma uniti da fili invisibili nelle sue vicissitudini: Parigi, Londra, Madrid, New York.
I coopratogonisti sono la capricciosa e fragile Wallis insieme al quasi invisibile marito Edoardo e Georges, il grande amore di Ofelia. Altri figuranti non meno importanti, rendono a questo romanzo la possibilità di ripercorrere un passato tra romanzo e testimonianza come sottolinea l’autrice nella nota introduttiva:
“Una bella ragazza che alla vigilia della seconda guerra mondiale, in una piccola isola mediterranea, organizza una scuola di ricamo per le bimbe del suo paese, ma, fra un punto pieno e uno a giorno, confessa i suoi sogni d’evasione e la voglia di girare il mondo; una signora americana molto chiacchierata, sempre elegante e dal fascino androgino, che riempie della sua storia le cronache dei giornali, perché un re, bello e biondo, rinuncia per sposarla alla corona del più grande impero che esista; una villa favolosa, ai margini di un immenso parco, dove i destini di queste due donne, diverse per nazionalità, età, condizione sociale e sensibilità, si incontrano e restano intrecciati per sempre, fino alla morte di una di loro”.
“Il romanzo – ha spiegato l'autrice (Liberodiscrivere.it) – presenta dunque solide radici storiche, in quanto i personaggi rappresentati sono reali e il contesto in cui agiscono rigorosamente ricostruito: dagli eventi della seconda guerra mondiale, all’Europa postbellica, fino al sessantotto e agli anni ottanta; ma, naturalmente, l’Ofelia di queste pagine è la mia Ofelia, come è mia la Wallis di cui parlo, nel senso che, pur attingendo, per la prima, all’affettuoso ricordo dei parenti – mi preme citare il nipote Roberto Baleni e il bisnipote Fabrizio Baleni – e ad articoli che la riguardano (in particolare La bella storia di Ofelia Baleni di Luigi Cignoni su Lo Scoglio e Ofelia Baleni: da maestrina di ricamo a dama di compagnia reale in Racconti riesi* di Carlo Carletti),e, per la seconda, ai molti interventi giornalistici di cui è piena la rete e al saggio La duchessa di Caroline Blackwood, come sempre succede quando si scrive un romanzo, quanto letto e appreso dall’autrice o dall’autore è filtrato e interpretato dalla sua sensibilità e personalità”.

Marta Ajò