Eva e Adamo

da | Mag 16, 2022 | Lei e lui

Genericamente raffigurati come il primo uomo e la prima donna, Eva e Adamo rappresentano la prima coppia di genere,  unici nelle loro differenze, a cui la nostra cultura fa riferimento.

Ad essi sarebbe stata concessa la procreazione e da essi deriverebbe dunque il successivo svolgimento della specie umana.
La loro creazione, (prima uno poi l’altra o viceversa, la questione rimane e rimarrà insoluta) secondo il “racconto” è avvenuta per volere di Dio.

“Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.” (Genesi) con fattezze che molti artisti hanno raffigurato non dissimili dalle nostre ma che dovevano sicuramente essere molto diverse. Entrambi rappresentano nella cultura dei popoli gli archetipi della natura maschile e femminile.

Erano le creature predilette del Signore e per questo Dio aveva creato il giardino dell’Eden, in cui l’uomo e la donna avrebbero potuto vivere in grande libertà, in comunione con la natura, con gli altri animali e con Dio. C’era solo un avvertimento che Dio aveva dato ad Adamo ed Eva: potevano cibarsi di qualsiasi frutto, tranne di quelli dell’ albero della conoscenza del bene e del male. E fu proprio in quell’albero che il serpente tentò l’uomo e la donna, dicendogli che mangiando da quell’albero avrebbero potuto “aprire gli occhi” e “diventare come Dio”
 https://auralcrave.com/2020/01/06/la-storia-di-adamo-ed-eva-e-linterpretazione-antropologica/o.
“Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò” (Genesi 3:6).

I due peccatori recitano comunque un copione che racchiude sinteticamente comportamenti che, oggi,  potremmo definire codificati.
Quando il serpente tenta Eva a mangiare il frutto proibito, è consapevole che la donna cederà ad una visione oltre il particolare che la circonda mentre l’attenzione di Adamo sembra concentrarsi tutta sull’attimo presente di cui gode nell’obbedienza a Dio.
La proibizione di mangiare il frutto dell’albero pone infatti l’una davanti a una scelta che la porta a superare l’ostacolo che impedisce una vita “migliore”, tipicamente femminile (cambiamento come rinascita, trasformazione come creatività) mentre, in Adamo, appare evidente  la settorializzazione tipica di un codice maschile in cui forza, leadership, attenzione si concentrano tutte sull’unico obiettivo conquistato e da mantenere, il Paradiso terrestre.

La cultura di popolo, che non è solo cultura religiosa o solo cristiana, ha seguito ciò che la stessa Bibbia esprime attraverso una lettura complessa della storia del mondo (con un inizio e una fine per fortuna non ancora arrivata) e ha conservato nel tempo alcune concezioni dei due  molto radicate.
La stessa punizione che Dio emana nei loro confronti è apparsa come l’affermazione della diseguaglianza tra i due:
[16] Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà». [17] All’uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. [18] Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. [19] Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!». [20] L’uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi.

E se ad Adamo viene inflitta la fatica del lavoro con sudore, per Eva le maledizioni e i sacrifici inflitti sono ben più pesanti: l’afflizione delle gravidanze e il dolore del parto, il dominio del marito su di lei e la quasi nulla partecipazione alle regole, se non nel subirle.

A ben ragione dunque, nell’immaginario collettivo, Eva ha assunto il ruolo di seduttrice, simbolo del peccato piuttosto che vittima essa stessa del serpente-diavolo. Una che ha messo al servizio del male le sue capacità seduttive e  corruttrici dando il via, senza saperlo e fin dall’inizio, alla stereotipizzazione e modellizzazione del suo genere. Femmina. Simbolo del peccato. Rovina dell’uomo.
Una maligna seduttrice anche se diversa dai canoni di armonia e bellezza conosciuti e come sono stati  raffigurati nella letteratura e nelle arti figurative, bella e oggi potremmo aggiungere “sexy”.
Da quel momento Eva si afferma nella storia dell’umanità in un doppio ruolo di peccatrice e portatrice di mali alla quale si offrono in alternativa solo ruoli di madre e moglie obbediente.

Se le differenze di genere siano partite da questa visione è difficile da affermare.
Certo è che nella memoria collettiva e generale le maledizioni inflitte da Dio ad Eva, hanno arato il campo alla “dimensione creativa e simbolica del mondo sociale, la dimensione attraverso la quale gli esseri umani creano i loro modi di vivere insieme e i loro modi di rappresentare la loro vita collettiva” per una discriminazione di genere profonda e dannosa.

Se da questo racconto Eva esce tutto sommato come una povera creatura smarrita e poco riflessiva che però riesce a convincere ed indurre l’uomo a peccare, viene da chiedersi chi sia la parte veramente debole della coppia. Non è che Adamo ne esca bene.

Affrontando oggi la vicenda, alla luce anche dello ormai storico dibattito sulle differenze di genere, questa coppia non ci sorprende perché “l’Integrazione“ tra femminile e maschile, ovvero un incontro tra sessi diversi sono certamente nel desiderio di tutti, ma purtroppo assai lontani dalla realtà testimoniata.

I conflitti impoveriscono le relazioni e quando esse siano complesse come quelle che seguono a legami familiari codificati da leggi, o da relazioni, la speranza si scontra con un’altra realtà.
Forse allora, come sempre, come ora, l’unica e sola via di cambiamento può passare attraverso il riconoscimento positivo delle differenze e un regolamento d’integrazione che vada dal sociale al privato.
Ma di certo è che, da Adamo ed Eva, se ancora parliamo di una difficile integrazione di genere, la fine del percorso appare avvolta dalla nebbia.