Era il 1939 quando Mario Latilla, famoso cantante di quegli anni, nonché padre dell’altrettanto famoso Gino, interprete del successivo genere melodico degli anni 50/60 cantava, e faceva cantare: Evviva la Torre di Pisa che pende, che pende ma sempre sta su. Evviva la Torre di Pisa che pende, che pende e mai non vien giù.
Ed infatti la Torre, completata nel 1372, non ha ceduto alla vecchiaia dei secoli e non solo non è caduta ma anzi, proprio per tale caratteristica è diventata famosa in tutto il mondo.
Ahimé, per noi esseri umani non è così.
Cosa c’azzecca questo con la pendenza della Torre?
Niente in effetti se non fosse per la parola “pende”. Se non fosse perché la mente corre subito all’idea di qualcosa in disfacimento, precaria, pericolosa, stato che temiamo fortemente.
E, non primario ma onnipresente, il richiamo a tale sfacelo che tutte le riviste femminili, e più in genere i media, non ricordassero che si è soggetti, ogni giorno, ogni anno che passa (non siamo previsti per attraversare i secoli come la Torre) al nostro cedimento corporeo.
Una perdita dolorosa della considerazione estetica secondo canoni che valutano la bellezza umana.
Natiche cellulitiche, braccia pendule (a tendina), cosce ondulate, colli stratificati, zigomi cadenti ecc.
Per sopravvivere alla tal cosa, il mercato della scienza offre sempre più sistemi di contenimento attraverso cure interne, da ingerire come frutti della longevità (non del peccato),cure cosmetiche sempre più affinate in base ad elementi e composti “naturali” a cui affidarsi per riprodurre ciò che nel tempo il corpo perde.
Perché ad un certo punto la pelle comincia lentamente a rilassarsi e da soda, levigata come eravamo abituati a vederla inizia a cambiare.
Lentamente ma inesorabilmente il tempo ci consegna un corpo che stentiamo a riconoscere, ed accettare.
E la pancia-addome, insieme ad un punto vita meno segnato, avverte e segnala il richiamo della forza di gravità.
Stiamo scendendo inesorabilmente verso il basso e più scendiamo più ci allarghiamo e più ci allarghiamo più ci segniamo, ah! Crudele natura!
È ora di fare qualcosa e affidarci a quello che quest’epoca ci offre (povere le nostre ave): trattamenti rassodanti, riempitivi, filler, chirurgia ecc.. Perché il processo d’invecchiamento (quello del corpo più di quello cerebrale) può essere rallentato (non eliminato) e, con rimedi e prevenzione, possiamo forse affrontare il decadimento fisico con maggiore sicurezza o, almeno, con la certezza che tutto quello che si poteva fare è stato tentato. Come per ogni malattia.
Ed ora che siamo in piena stagione e stiva, che il nostro corpo si scopre, più per necessità, visto il clima rovente, che per volontà (perché i belli si scoprono in ogni stagione!) e che la nostra immagine si espone agli altri, agli specchi, ai nostri occhi, mantenendo le sane abitudini, tramandate da chi ci ha preceduto, non resta che affidarsi ai tanti suggerimenti che riempiono i nostri social: esperienze, consigli, indicazioni, suggestioni varie.
E, a meno che la Torre di Pisa non crolli, dobbiamo avere fiducia che resistere è pur sempre l’arma migliore.

