Gli Stati Generali delle Donne celebrano l’anniversario della Riforma del diritto di famiglia

da | Mag 19, 2026 | Comunicati

COMUNICATO STAMPA

Gli Stati Generali delle Donne celebrano l’anniversario della Riforma del diritto di famiglia: una svolta storica che cinquant’anni dopo si confronta con le sfide di una società in profonda mutazione

In data odierna, gli Stati Generali delle Donne intendono celebrare e ricordare l’anniversario della storica Riforma del diritto di famiglia in Italia, introdotta il 19 maggio 1975 attraverso la legge 151. Il cammino verso questo fondamentale traguardo civile prese una spinta decisiva a partire dalla grande manifestazione del 13 novembre 1974 a Roma, quando migliaia di donne tra attiviste, studentesse, madri e lavoratrici sfilarono per chiedere una riforma radicale. Pochi mesi dopo quel momento di straordinaria mobilitazione, venne finalmente approvata la legge che demolì la struttura autoritaria e patriarcale della famiglia ereditata dal regime fascista.

Come autorevolmente spiegato da Silvia Salvatici, professoressa di Storia contemporanea all’Università di Firenze, la riforma ha sancito una straordinaria svolta sociale fondata su principi cardine che hanno ridisegnato la nostra convivenza. Tra le conquiste più significative si annoverano la parità giuridica e morale tra i coniugi con la definitiva scomparsa della figura del capofamiglia, l’acquisizione degli stessi diritti e doveri da parte di marito e moglie nei confronti dei figli e tra di loro, e la fine della gerarchia di genere e di generazione, che si tradusse anche in una maggiore autonomia ai giovani grazie all’abbassamento della maggiore età da 21 a 18 anni. La legge portò inoltre a rapporti economici più equi attraverso l’abolizione della dote e l’introduzione della comunione dei beni come forma di tutela per le donne, compensando storicamente il minor reddito medio femminile, e istituì la residenza concordata, facendo cadere l’obbligo per la moglie di seguire il marito ovunque lui decidesse di stabilirsi per sancire che la residenza venisse decisa solo di comune accordo.

Questa riforma non fu un fulmine a ciel sereno, ma si inserì pienamente nel profondo fermento progressista degli anni Settanta, un decennio caratterizzato da conquiste epocali come lo Statuto dei lavoratori e il divorzio nel 1970, l’istituzione degli asili nido nel 1971, fino ad arrivare all’interruzione volontaria di gravidanza e alla nascita del Servizio Sanitario Nazionale nel 1978. In questo contesto, un ruolo cruciale fu giocato dall’attivismo dell’Unione Donne Italiane (UDI) e dall’inedita collaborazione trasversale di quattro parlamentari di schieramenti opposti che lavorarono insieme con costanza per ben sette anni: Maria Elettra Martini e Franca Falcucci della Democrazia Cristiana, insieme a Giglia Tedesco e Nilde Iotti del Partito Comunista Italiano. Resta memorabile una frase storica pronunciata da Nilde Iotti nel 1969, la quale sottolineava con lungimiranza come nel mondo moderno ciò che rende veramente morale il matrimonio sia, in primo luogo, l’esistenza dei sentimenti.

Nonostante la portata storica della legge del 1975, gli Stati Generali delle Donne ricordano come alcuni nodi complessi della vita domestica rimasero inizialmente irrisolti e richiesero decenni per trovare una piena ed effettiva parità. I figli nati fuori dal matrimonio, che prima della riforma non potevano essere riconosciuti dal genitore già sposato, vennero definiti naturali equiparandone gran parte dei diritti, ma lo status di totale uguaglianza giuridica rispetto ai figli legittimi è stato raggiunto solo con la successiva Riforma della filiazione del 2013. Un altro tema centrale ha riguardato il cognome materno, dato che all’epoca la moglie poteva solo aggiungere il cognome del marito al proprio e non poteva trasmetterlo ai figli, una questione risolta compiutamente solo in tempi molto recenti.

Oggi lo scenario della famiglia italiana appare radicalmente mutato rispetto a cinquant’anni fa, come evidenziano i più recenti dati statistici relativi al biennio 2024-2025. In Italia si contano attualmente circa 26,6 milioni di famiglie e oltre un terzo di esse è ormai composto da persone single. Le coppie con figli rappresentano il 28,4% del totale, mentre i nuclei senza figli si attestano intorno al 20%. La dimensione media della famiglia è scesa progressivamente a 2,2 componenti rispetto ai 2,6 di vent’anni fa, mentre la fecondità ha registrato una contrazione toccando quota 1,14 figli per donna. Si rileva inoltre un forte aumento delle famiglie monogenitoriali, che costituiscono l’11% del totale e sono rappresentate prevalentemente da madri sole rispetto ai padri soli. Infine, i matrimoni celebrati mostrano una diminuzione del 5,9% su base annuale con un calo particolarmente vistoso di quelli religiosi, parallelo a un innalzamento dell’età media alle prime nozze, che si attesta a 34,8 anni per gli uomini e 32,8 per le donne, in un quadro generale che vede anche una flessione dei dati relativi a separazioni e divorzi.