L’Agenda 2030 all’High-level Political Forum di New York: il bilancio globale e il valore della memoria ambientale di genere

da | Lug 13, 2026 | L'opinione

Dal 7 al 15 luglio 2026, l’Onu riunisce a New York i principali attori globali per l’High-level Political Forum (HLPF), l’appuntamento annuale centrale per il monitoraggio dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs). L’evento si concentra su azioni trasformative e coordinate, focalizzando il dibattito su cinque macro-aree critiche quali l’accesso all’acqua, l’energia pulita, l’innovazione infrastrutturale, le città sostenibili e i partenariati globali. Gli Stati Generali delle Donne, nel quadro della propria adesione al Forum dello Sviluppo Sostenibile presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), seguono con profonda attenzione i lavori del Forum, evidenziando la necessità strutturale di integrare la prospettiva di genere in ogni asse di intervento dell’Agenda 2030.

Il rapporto presentato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite delinea tuttavia un quadro globale complesso e non privo di criticità, stimando che solo un terzo dei target analizzati proceda secondo le tempistiche stabilite. Se da un lato si registrano progressi incoraggianti nella riduzione della mortalità materna e infantile, nell’estensione della protezione sociale e nella diffusione delle energie rinnovabili, dall’altro permangono severi ritardi nel contrasto alla povertà, nella tutela della biodiversità e nella lotta al cambiamento climatico, dinamiche aggravate dai conflitti globali e dai divari finanziari.

In questo scenario l’Italia si presenta a New York con la sua terza Voluntary National Review, un documento strategico incentrato sulla coerenza delle politiche pubbliche, la territorializzazione degli SDGs e il rafforzamento della partecipazione. Il processo italiano si arricchisce inoltre del contributo degli enti locali e, per la prima volta, di una Youth Voluntary Review per valorizzare la visione delle nuove generazioni. Come Stati Generali delle Donne riteniamo che questa partecipazione debba radicarsi non solo nella programmazione futura, ma anche nella valorizzazione della memoria storica e scientifica femminile.

L’urgenza di accelerare l’azione verso il 2030 e la necessità di “cogliere il finito” delle risorse planetarie richiamano alla mente la figura straordinaria di Laura Conti, pioniera dell’ambientalismo scientifico e della medicina del lavoro in Italia. A cinquant’anni dalla tragedia di Seveso, l’omissione del suo nome dalle celebrazioni ufficiali rappresenta una grave miopia istituzionale e culturale. Partigiana, politica, tossicologa e scrittrice, Laura Conti è stata una pietra miliare della sostenibilità, capace di rompere l’omertà per far emergere la verità scientifica e sociale sul disastro, affiancandosi idealmente a figure globali del calibro di A. Hamilton e D. Meadows.

Già nel 2021, la nostra rete ha promosso la riscoperta dei suoi scritti e delle sue testimonianze, convinta che dare voce alle donne di scienza che hanno segnato la storia sia un dovere civile contro l’oblio. Le riflessioni che Laura Conti espresse negli anni Settanta sulla disastrosa incapacità della politica e della società di concepire il limite e la finitezza dello spazio e delle risorse materiali rimangono di una modernità disarmante e interpellano direttamente l’azione dell’HLPF di New York.

Gli Stati Generali delle Donne ribadiscono che non può esserci una transizione ecologica giusta, equa e duratura senza il riconoscimento del pensiero e del contributo scientifico delle donne, pilastri imprescindibili per il conseguimento di un futuro davvero sostenibile.