Maima Mohamed, l’angelo dei vaccini

da | Gen 13, 2026 | Donne dal mondo

L’infaticabile lavoro di Maima Mohamed, operatrice sanitaria sempre in cammino per immunizzare i bimbi dei villaggi più isolati dell’EtiopiaFrigo box a tracolla, Maima Mohamed percorre sentieri impervi per vaccinare i bambini contro il morbillo nella Regione Somala dell’Etiopia. In un Paese dove l’accesso alle cure è ridotto, il suo lavoro è essenziale per la prevenzione di epidemie letali. Grazie a un progetto di cooperazione sanitaria, le speranze si fanno più concreta

Con una scatola refrigerata a tracolla e mappe disegnate a mano, Maima Mohamed, un’operatrice sanitaria, percorre gli sperduti e polverosi sentieri della savana dell’Etiopia orientale per raggiungere con passo deciso una radura protetta da cespugli di acacia, dove decine di madri aspettano pazientemente con i loro bambini. Alcune hanno camminato per ore sotto il sole cocente per raggiungere il punto esatto dove Maima si occuperà di vaccinare i piccoli contro il morbillo.

A turno, le madri si siedono su una sedia di plastica con i loro figli, e poi l’inevitabile urlo quando la siringa pizzica la pelle del bimbo. Un’iniezione in grado di cambiare il corso della vita, se si considera che il morbillo è una malattia altamente contagiosa e che qui, come in altri Paesi africani, può avere nei territori più remoti effetti devastanti, fino alla morte. «Si trasmette per via aerea, anche solo tramite starnuti o colpi di tosse, infettando soprattutto i bambini di età inferiore ai cinque anni. In mancanza di terapie adeguate può essere mortale», spiega Maima, che di base lavora presso l’Obale Health Centre, una struttura sanitaria della città di Degehabur, nella Regione Somala dell’Etiopia.

A piedi nella polvere

La conferma di quanto dice l’operatrice sanitaria la si trova nei racconti, e nei volti, di molte madri della zona. Stanche, affrante, spossate. «Dove abito io non ci sono centri medici. La mia Eloise stava molto male: aveva la febbre alta e un occhio gonfio. Mi sono spaventata perché tanti suoi coetanei erano morti. Allora ho camminato per 30 chilometri per raggiungere questa clinica», racconta, con sguardo spento, una giovane madre di 25 anni. La piccola paziente, ricoverata in un ospedale di Degehabur, è affetta da una complicanza all’occhio causata dal morbillo che può anche portare alla cecità.

Nimo, invece, il peggio lo ha già vissuto: ha perso due dei suoi figli, Quresh, 18 mesi, e Nasir, 8, per un morbillo rapidamente trasformatosi in polmonite. Nonostante avessero cercato aiuto medico, le distanze e la mancanza di accesso a cure tempestive hanno reso impossibile salvare i bambini. «È così terribile perdere un figlio per qualcosa che si sarebbe potuto prevenire con un vaccino… È una cosa che rimpiangerò per sempre», dice Nimo, spiegando di essersi poi trasferita con il marito e gli altri figli più vicino a un centro sanitario. Questi bambini sono “solo” alcune delle tante vittime dell’inadeguato sistema sanitario locale. Circa il 90% della popolazione etiope vive infatti in aree rurali, dove l’accesso a strutture mediche è a dir poco limitato.

L’Etiopia è tra i dieci Paesi al mondo con il maggior numero di bambini che non hanno ricevuto la prima dose di vaccino contro il morbillo. Nel 2022, oltre la metà dei 22 milioni di bambini non vaccinati a livello globale proveniva da Paesi come l’Etiopia. Un dato che evidenzia una copertura vaccinale insufficiente: circa 1,2 milioni di bambini sono infatti esclusi dai programmi di immunizzazione. La situazione è aggravata dagli effetti della pandemia da covid-19, che ha interrotto i programmi sanitari, riducendo i tassi di vaccinazione globale del 30%. Così, ogni mese, Maima copre chilometri e chilometri di terreni impervi per raggiungere comunità isolate dove ci si ammala di malaria, malnutrizione, morbillo, colera, febbre gialla, meningite, tifo. E si muore. Perché sono malattie che, se non curate, non risparmiano nessuno, soprattutto se si sommano l’una all’altra.

Aiuti vitali

Da qualche anno, il lavoro di Maima Mohmed è sostenuto da un progetto quinquennale avviato da Save the Children in collaborazione con la multinazionale farmaceutica britannica Gsk. Il programma utilizza l’energia solare per alimentare i congelatori per la conservazione dei vaccini, rendendo il sistema più sostenibile e accessibile anche nelle aree più remote dove la catena del freddo, già precaria nel Paese, s’interrompe completamente. Questo approccio innovativo ha già iniziato a dare risultati, con una diminuzione significativa delle epidemie gravi. Bashe Mohammed Ali, responsabile sanitario del distretto per il governo locale, spiega che «fino a poco tempo fa, il servizio di immunizzazione era imperfetto. Il servizio mobile era difficile da organizzare a causa del supporto logistico richiesto, ma il modello che è stato ora implementato ci permette di raggiungere luoghi molto remoti. Vediamo i primi risultati tangibili. I vaccini stanno raggiungendo i bambini più vulnerabili, e le morti per morbillo stanno diminuendo».

L’Obale Health Centre svolge infatti un ruolo cruciale nel fornire servizi sanitari essenziali alle comunità locali, con particolare attenzione appunto alle campagne di immunizzazione. Il centro mantiene inoltre registri dettagliati delle vaccinazioni, assicurando un monitoraggio accurato delle immunizzazioni nella zona e dei richiami necessari. Un lavoro fondamentale nella Regione Somala, in cui si trova Degehabur, dove sono stati segnalati diversi focolai di morbillo in un quadro nazionale non rassicurante. In Etiopia il morbillo è endemico, con casi segnalati ogni anno. Tra il 12 agosto 2021 e il 1° maggio 2023 sono stati riportati, a livello nazionale, 16.814 casi di morbillo confermati in laboratorio e 182 decessi, con un tasso di letalità dell’1,1% secondo i dati del ministero della Salute.

Come sottolinea Save the Children, la situazione è aggravata da una combinazione di fattori, tra cui gravi carenze idriche e scarsi servizi igienico-sanitari, il che favorisce la diffusione delle malattie. Inoltre, le gravi siccità hanno lasciato milioni di etiopi a far fronte alla fame, con 3,9 milioni di bambini gravemente malnutriti in tutto il Paese.

Corsa contro il tempo

Nelle zone più remote si presenta anche un altro ostacolo, a peggiorare ulteriormente il quadro: la popolazione spesso non si fida, teme che gli operatori sanitari vogliano iniettare qualche malattia nelle loro vene.

Diventa così di primaria importanza il lavoro di sensibilizzazione, e Maima si occupa anche di questo. Volto ormai conosciuto nella zona, si è guadagnata la fiducia anche dei più scettici, come Sunin Osman, 75 anni, che ammette di avere pensato che le vaccinazioni si sarebbero rivelate «dannose». Oggi è felice di potersi ricredere e di nutrire grande fiducia nella campagna di vaccinazione che sta proseguendo.

Gsk e Save the Children hanno infatti rinnovato nel 2023 la loro partnership decennale per altri cinque anni, con un investimento di 15 milioni di sterline da parte di Gsk, come si legge in una nota dell’azienda. L’obiettivo principale è ridurre il numero di bambini “zero dose”, ovvero quelli che non hanno mai ricevuto un vaccino di routine: lo sforzo si concentra su Etiopia e Nigeria, i due Paesi africani con il maggior numero di questi piccoli. «Nessun bambino dovrebbe morire a causa di una malattia prevenibile con il vaccino. Eppure, il numero di casi e il tasso di mortalità per malattie come il colera e il morbillo sono in aumento, in Etiopia, ed è urgente affrontare le barriere che impediscono di accedere alle vaccinazioni di routine», ha detto Xavier Joubert, direttore nazionale di Save the Children in Etiopia. E a rompere quelle barriere c’è, ogni giorno, Maima, che con l’aiuto di alcuni collaboratori allestisce punti vaccinali nelle zone più remote del Paese, dove una carta vaccinale può davvero rappresentare il pass per la vita.

di Valentina Giulia Milani – foto di Simon Townsley / Panos Pictures

Africa Rivista