Piemonte. Una strada per riportare le donne (e madri) dal carcere all’interno della società

da | Mar 5, 2026 | Territorio

torinoggi.it, 5 marzo 2026

La Regione si allea con il Garante dei detenuti. Torino, insieme a quello di Vercelli, è l’unico penitenziario in cui si trovano sezioni femminili. Formaiano: “Sono luoghi in cui alla violenza, non solo psicologica, si crea un maggiore rischio di marginalità sociale”. Una vita che riparte, nonostante le sbarre e gli errori del passato. L’inclusione per le donne e le madri recluse passa da cammini costruiti appositamente come quello tratteggiato dal protocollo d’intesa tra la Garante delle persone sottoposte a a misure restrittive della libertà personale, Monica Formaiano e la presidente della commissione regionale per le pari opportunità, Maria Rosa Porta.

Rischio emarginazione – “Ci sono tipologie di persone detenute che spesso rimangono escluse dalle iniziative che riguardano chi si trova in carcere – dice Formaiano: in Piemonte ci sono due sezioni femminili, che si trovano nel carcere di Torino e in quello di Vercelli. Ma sono strutture pensate più al maschile, con pochi servizi pensati per le donne detenute, con minore efficacia. Ci sembra un primo passo importante, questo protocollo: dalla sanità di genere a opportunità formative e lavorative pensate al femminile”. “Le donne recluse sono particolarmente esposte a violenza psicologica, oltre che fisica, con un forte rischio di marginalità sociale – prosegue la Garante -. Ecco perché puntiamo a costruire nuove opportunità di inclusione”.

Cosa fare – Il protocollo prevede collaborazioni su temi come formazione per il personale penitenziario, ma anche per chi si trova in carcere. Questo passa anche attraverso l’organizzazione di seminari, convegni e campagne di sensibilizzazione, oltre alla promozione di progetti per la promozione della salute e del benessere delle donne detenute e dei loro figli. “Vogliamo creare una rete di relazioni – aggiunge Porta -, ma anche azioni concrete di informazione, formazione, ascolto e collaborazione. Serve un cambiamento culturale, ma questo si può fare solo con il contributo di tutti. E speriamo che progetti simili possano estendersi anche ad altre regioni italiane”. “Il primo passo sarà una visita presso le strutture – prosegue Porta -: non sarà solo una passerella, ma un reale momento di incontro per conoscere meglio questo mondo e per rispondere meglio alle necessità che emergono da questi contesti”.