C’è, in questo assurdo vivere quotidiano di un mondo in cui facciamo molta fatica a riconoscerci ancora come esseri umani, un segnale evidente di perdita di fiducia in noi stessi, a causa della generale negatività che ci circonda.
E questo proiettarci sempre verso l’ego più radicato per difenderci dalla deriva materialista, ci illude che la scelta di pensare a noi stessi sia l’unico antidoto per combattere la sofferenza altrui.
La vicenda avvenuta a Belen Rodriguez, la bella showgirl televisiva che, durante la notte, nella sua casa di Milano in zona Brera ha chiesto aiuto in preda ad attacchi di panico, mi ha fatto pensare come la vita di condominio delle grandi città sia proprio il luogo in cui ogni porta chiusa rappresenti quell’apparente riservatezza che è la rappresentazione dell’alibi nascosto del nostro ego.
Ma c’è un’altra considerazione che mi fa riflettere su questa notizia, ed è quel senso di mancanza di vicinanza verso chi è affetto dal male oscuro. Quel mostro che si annida all’interno della nostra mente, capace di distruggere poco per volta la nostra forza interiore di vivere. E allora ti accorgi quanto sia importante la persona, al di là della propria popolarità, ricchezza, bellezza esteriore, che nulla sono davanti alla solitudine di sentirsi non capiti e, anzi, magari essere investiti da commenti ironici.
E mentre si dice che questa reazione di disorientamento depressivo con crisi di panico, sia dovuto principalmente al fatto che Belen Rodriguez sia stata sostituita dalla conduzione dell’isola dei famosi da Selvaggia Lucarelli, penso che questa sia stata soltanto la goccia che ha fatto traboccare il vaso già colmo di tante situazioni di vita vissuta, in maniera da non reggere l’impatto con una realtà che le ha provocato grande fragilità d’animo.
Di questi casi ne viviamo giornalmente anche, e soprattutto, tra persone comuni che non hanno modo di dare corso alla richiesta di aiuto, se non a psicologi i cui costi non sono sempre alla portata di tutti. E poi ci siamo noi che rappresentiamo quella “porta chiusa” al mondo, in cui viviamo le nostre paure e i timori di farci coinvolgere dalla sofferenza altrui.
È l’ego di cui parlavo prima, è quel renderci isolati da chissà quale timore di dare conforto a chi ne ha più bisogno, senza puntare il dito contro chi ci chiede aiuto. Chi siamo noi per potere dire, pensare, criticare, scrivere la vita privata di Belen Rodriguez? Chi alle urla di quella notte nel cercare aiuto, ha pensato che sarebbe stato meglio farsi gli affari propri?
Ecco, direi proprio che dietro ogni forma di pregiudizio c’è la persona, il dolore, la sofferenza, gli stati d’animo che hanno bisogno di essere capiti in un mondo, il nostro, che è sempre più causa del malessere dell’anima.
Salvino Cavallaro

