Aperta la raccolta firme per l’appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: associazioni femminili e femministe unite contro una legge elettorale che viola i principi costituzionali di eguaglianza tra i sessi.
Modena, 6 ottobre 2026
Riconoscendo che la legge elettorale sancisce la relazione tra popolazione e istituzioni parlamentari e che la piena rappresentanza di genere debba essere un valore fondante, democratico e condiviso da ogni parte politica che si richiami ai dettami costituzionali del nostro ordinamento, con la presente siamo a sottoporLe alcune considerazioni in merito alla nuova legge elettorale in discussione. Il fine è di richiedere un Suo pronunciamento morale e fattivo immediato, esercitando il potere di rinvio ai sensi dell’art. 74 della Costituzione, per cercare il massimo consenso possibile delle parti politiche, qualora vi fossero fondati dubbi d’incostituzionalità.
Appellandoci al Suo giudizio imparziale siamo nello specifico a richiedere il Suo intervento in merito ai possibili profili di incostituzionalità rispetto all’osservanza del principio d’uguaglianza formale e sostanziale tra tutti i cittadini “senza distinzione di sesso” e del compito della Repubblica di “rimuovere gli ostacoli che limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, così come indicato dall’art. 3 della Costituzione italiana.
In particolare, al fine di rendere sostanziale il principio d’uguaglianza in merito alle cariche elettive, nel 2003 il legislatore è intervenuto con la riforma costituzionale dell’art. 51 “Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge [..] ” integrandolo con la precisazione “A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”.
Le motivazioni e la conseguente larga approvazione di questa riforma costituzionale ha impegnato la Repubblica a rimuovere attivamente ogni ostacolo alla rappresentanza. A tal fine le successive leggi elettorali hanno introdotto specifiche misure antidiscriminatorie — quali l’alternanza e la doppia preferenza di genere — intese come principi costituzionali di riequilibrio democratico volti a garantire una più fedele rispondenza alla reale composizione demografica del Paese.
Le norme hanno allineato l’ordinamento italiano ai principi valoriali fondativi dell’Unione Europea e alle direttive e leggi vincolanti per gli Stati membri. Richiamiamo ad esempio la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (detta Convenzione di Istanbul) che, riconoscendo nella disparità di potere che storicamente persiste tra uomini e donne la principale motivazione delle tante forme di violenza sulle donne, prevede l’adozione da parte degli Stati di “misure legislative e di altro tipo necessarie per prevenirla, in particolare: inserendo nelle loro costituzioni nazionali o in qualsiasi altra disposizione legislativa appropriata il principio della parità tra i sessi e garantendo l’effettiva applicazione di tale principio” (art. 4). Il Parlamento Europeo poi ha prodotto diverse proposte di Riforma dell’Atto elettorale europeo per rendere effettivi i principi di uguaglianza e inserito nella nuova Strategia UE per la parità di genere 2026-2030 – adottata il 5 marzo 2026 – la priorità assoluta della partecipazione femminile alla vita pubblica e politica, evidenziando come i Paesi provvisti di quote o legislazioni specifiche raggiungano un equilibrio democratico molto più velocemente rispetto ad altri.
Tutto questo premesso, riteniamo che la legge elettorale in discussione abbia evidenti elementi di incostituzionalità nel sistema dei capilista bloccati nei collegi uninominali, non soggetti a parità o alternanza di genere tra un collegio e l’altro, esponendo così il Paese al concreto pericolo di alterare la rappresentanza democratica di più della metà della popolazione italiana: le donne.
Chiediamo di ascoltare il monito delle Madri costituenti, spesso ricordate quest’anno in occasione delle celebrazioni dell’80° del primo voto delle donne, affinché possano aiutare a riflettere sul presente e sul futuro della nostra democrazia rappresentativa, ancora troppo lontana dall’essere paritaria. Già nel 1947 Nilde Iotti sottolinea «La stessa Costituzione italiana […] pone in primo piano il principio dell’uguaglianza e della parità sociale della donna. Ma per fare sì che queste solenni affermazioni non rimangano lettera morta, occorre che la donna conquisti una nuova coscienza di sé e che la società le riconosca una reale uguaglianza di opportunità».
In questo preciso momento storico le parole di Teresa Mattei giungono a noi come un monito sulla necessità di rendere concretamente esigibili i diritti conquistati, compreso quello politico di voto attivo e passivo «Il riconoscimento della raggiunta parità esiste per ora negli articoli della Costituzione. Questo è un buon punto di partenza per le donne italiane, ma non certo un punto di arrivo. Guai se considerassimo questo un punto d’arrivo, un approdo».
In un contesto politico e culturale preoccupante, segnato da continui attacchi alle libertà e all’autodeterminazione delle donne, questa legge elettorale rappresenta a nostro avviso un grave passo indietro. Blocca un percorso faticoso che solo nel 2013, grazie all’introduzione di norme antidiscriminatorie, ha permesso di raggiungere una rappresentanza femminile in Parlamento di circa il 30%. Una quota ancora lontana da quel 50 e 50 necessario a garantire una vera e propria democrazia paritaria. Il rischio reale è di ricacciare le donne ai margini della vita pubblica facendo sì che un Parlamento, fatto quasi esclusivamente da uomini, possa determinare la vita delle donne, le decisioni sui loro corpi, sul loro futuro.
In linea con i dubbi di legittimità costituzionale già sollevati da più parti sulla legge elettorale, auspichiamo che questo appello venga accolto con la dovuta attenzione. A firmarlo sono le donne della società civile, a partire dalle rappresentanti delle Case delle donne e delle associazioni femminili, impegnate per una democrazia paritaria.
Senza le donne non è democrazia. Lettera aperta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

