Sorāyā Esfandiyāri Bakhtiyāri , più comunemente Soraya per i rotocalchi e il gossip degli anni ‘60/’70 era che una giovane e bella donna persiana di 18 anni che venne chiesta in moglie niente di meno che dall’ ultimo Scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, di 31 anni e, se il destino non avesse voluto altro per lei, futura imperatrice.
Cresciuta in una famiglia molto ricca, padre ambasciatore, istruita nei più prestigiosi collegi svizzeri, viaggiatrice e frequentatrice del “bel mondo”, non le fu difficile incontrare personaggi di fama e potere. Fu proprio in quest’ambiente che incontrò la sorella dello Scià di Persia.
Con l’urgenza di rimaritare il fratello, divorziato dalla principessa d’Egitto Fawzia Fuad, Soraya venne invitata a corte con la speranza che Cupido facesse scoccare la freccia per dare una spinta al “progetto”.
I due si piacquero e poco dopo si sposarono a Teheran con una cerimonia sfarzosa rimasta famosa attraverso immagini in bianco e nero.
Se questa unione fosse stata combinata inizialmente per un disegno dinastico, a detta della stessa Soraya l’incontro tra i due si trasformò presto in un’autentica ed intensa passione.
Che non bastò a colmare il disagio che la giovane donna, abituata ad uno stile di vita europeo, provava nel rispettare un protocollo rigido e poco incline a concederle libertà.
Spesso sola, dati gli impegni del marito, Soraya subiva un controllo diretto e pressante da parte della famiglia imperiale che lasciava intendere il bisogno urgente della nascita di un figlio maschio per dare un erede maschio al trono.
Per l’assenza del quale, dopo 7 anni di matrimonio, lo Scia fu costretto ad abdicare in favore del fratello, pur di non divorziare dall’amata moglie. Per una imprevedibilità del destino quest’ultimo morì in un incidente aereo obbligandolo di conseguenza a restare sul trono ripudiando pubblicamente Soraya “colpevole di sterilità”.
Come “liquidazione”, le sarebbero rimasti il titolo di Sua Altezza Imperiale e un patrimonio adeguato. Ma la maggiore ricchezza di Soraya fu la fama che questa triste vicenda le procurò, una fama senza scadenza né confine. Ripudiata dallo Scià e desiderata da tutti.
Ribattezzata come “la principessa triste”, si trasferì definitivamente in Francia. Contesa dalla ricca società, dalla stampa, dalla moda e dal cinema, ben presto la principessa dagli occhi tristi” cercò altri amori e mondanità. Ma la sua partecipazione al film “I tre volti”, con Alberto Sordi, non le portò il successo sperato, neanche se in quell’ambiente conobbe e si innamorò del regista italiano Franco Indovina. Una relazione anch’essa funestata, dopo 7 anni, dalla tragica morte del regista.
La vita di Soraya si consumò presto, tra viaggi, mondanità e una fama che cresceva insieme alla sua solitudine, tristezza e depressione. Si spense a soli 69 anni rimanendo per sempre un’icona femminile nella storia di quegli anni. La sua grande eredità finì all’asta. Di lei non è rimasto altro che la sua immagine.
Mohammad Reza Pahlavi, fu incoronato Scià dell’Iran a soli 20 anni regnando dal 1941 al 1979.
Uomo cresciuto all’estero dove ha studiato e si è formato ebbe una visione moderna del suo Regno mantenendo una politica estera filo-occidentale e favorendo lo sviluppo economico del Paese.
Molte furono le riforme da lui introdotte, che permisero una modernizzazione del Paese e la redistribuzione terriera tra i più ricchi e i piccoli agricoltori, una nuova riforma scolastica e l’apertura delle Università per i giovani nonché programmi di alfabetizzazione per gli adulti, diede il diritto di voto alle donne e consentito più libertà civili.
Costretto all’esilio dalla rivoluzione islamica morì in Egitto.
“Con la caduta dello Scià, finisce anche un’intera visione culturale dell’Iran. La monarchia aveva promosso l’occidentalizzazione a tutti i livelli: dalla liberalizzazione dei costumi all’introduzione della moda europea, dalle discoteche ai concorsi di bellezza, fino alla visibilità di donne in minigonna, truccate, presenti nei media e nella vita pubblica. Ma per molti iraniani, soprattutto fuori dai centri urbani, quella modernità imposta era percepita come aliena, elitista e profondamente scollegata dalla propria identità religiosa e tradizionale”.
“La rivoluzione islamica non segna solo un cambio di regime: è anche una restaurazione culturale, una re-islamizzazione violenta degli spazi pubblici e dei corpi. Le donne, simbolo visibile della modernizzazione sciàna, sono le prime a subirne le conseguenze: il velo torna obbligatorio, il codice morale diventa legge e la libertà di espressione viene drasticamente ridotta. Nel giro di pochi anni, l’Occidente fu testimone della scomparsa repentina dell’Iran laico e moderno che aveva contribuito a costruire”.
Soraya e Reza, due giovani pieni di aspettative, due innamorati sfortunati, due privilegiati, entrambi con un destino unico. Dove gloria e dolore si sono intrecciati continuamente fino alla fine.
La grandezza della storia è quella di ricordare, la dannazione quella di dimenticare.

